Lavrov alza la posta: "Perdite Ucraina oltre il milione, peacekeeper europei sarebbero obiettivi"
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Redazione Esteri
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Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha rilanciato con dichiarazioni che non lasciano spazio a fraintendimenti, durante una tavola rotonda dedicata – paradossalmente – alle prospettive di una risoluzione del conflitto. Davanti a diplomatici e esperti, il capo della diplomazia del Cremlino ha infatti affermato, senza fornire prove indipendenti a sostegno della stima, che le Forze armate ucraine avrebbero "superato da tempo il milione di perdite umane", un dato che, se confermato, delineerebbe un costo umano spropositato e fino ad ora non riconosciuto pubblicamente dalle autorità di Kiev. Lavrov, il cui tono è apparso volutamente provocatorio, ha poi aggiunto un ulteriore tassello di minaccia, dichiarando che eventuali peacekeeper europei schierati in Ucraina verrebbero considerati dal suo paese come "obiettivi militari legittimi", una presa di posizione che mira chiaramente a scoraggiare qualsiasi ipotesi di intervento diretto dell'Unione Europea sul campo.
La controffensiva diplomatica di Kiev e i piani per la sicurezza
Mentre Mosca alza i toni, sul fronte diplomatico si registra un movimento significativo, sebbene ancora tutto da decifrare nelle sue conseguenze pratiche. Kiev ha infatti trasmesso agli Stati Uniti, ora guidati da Donald Trump, la sua risposta formale alle proposte per garanzie di sicurezza collettiva. Il documento, inviato dal capo negoziatore ucraino a Jared Kushner, consigliere del presidente, contiene commenti e proposte di modifica sui punti più critici, a partire dallo spinoso tema dello status dei territori attualmente occupati dalle forze russe. Questa mossa arriva dopo giorni di consultazioni del presidente Volodymyr Zelensky con i leader europei e rappresenta il tentativo ucraino di incidere sull'architettura di un eventuale accordo, in un momento in cui la pressione per una soluzione negoziata sembra crescere.
La posizione di Trump e le pressioni sugli alleati
Proprio la Casa Bianca, d'altronde, continua a mantenere una linea di realpolitik che suona come un monito per Kiev. Donald Trump, dopo aver discusso "in termini piuttosto forti" con i leader di Francia, Gran Bretagna e Germania, ha ribadito che gli Stati Uniti "non vogliono perdere il loro tempo" sulla questione ucraina e che Zelensky "deve essere realista". Queste affermazioni, che lasciano trasparire un'esigenza di chiudere il conflitto, trovano un'eco parziale nelle parole di Lavrov, il quale ha sostenuto che la continuazione della guerra sia ormai "una questione di sopravvivenza politica e fisica" per il presidente ucraino. Una tesi, quest'ultima, che il ministro russo utilizza per dipingere l'avversario come ostaggio di una lotta senza via d'uscita.
Il ruolo dell'Italia nel quadro delle relazioni transatlantiche
In questo scenario intricato, segnato da dichiarazioni bellicose e passi diplomatici sotterranei, si inserisce anche la riflessione del presidente del Senato italiano, il quale ha sottolineato la necessità di facilitare i rapporti tra Europa e Stati Uniti, evitando una "competizione cattiva". Pur senza menzionare direttamente la guerra, ha evidenziato la funzione di collegamento che l'Italia potrebbe svolgere, riconoscendo le ragioni di entrambe le sponde dell'Atlantico. Nel frattempo, la cronaca delle operazioni militari prosegue: fonti ucraine hanno riferito di aver colpito una piattaforma petrolifera russa nel Mar Caspio, un'azione a lunghissimo raggio che, se confermata, dimostrerebbe la persistente capacità di Kiev di portare la guerra ben dentro il territorio strategico dell'avversario.




