Russia, la flotta nucleare si raduna a Kola mentre Putin supervisiona i test

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre le tensioni internazionali, alimentate dal persistente conflitto in Ucraina, continuano a salire, la Russia sta concentrando le sue forze più temute nel profondo Nord. Nella penisola di Kola, un territorio strategico nel Circolo Polare Artico, Mosca sta ammassando sottomarini d'attacco e armamenti nucleari, in quella che gli analisti interpretano come una preparazione a uno scenario di conflitto ampliato che potrebbe coinvolgere direttamente la Nato. A lanciare un monito preciso è stato il ministro della Difesa norvegese, il quale, in un'intervista, ha segnalato un "incremento significativo" delle attività militari in quell'area sensibile, sede della Flotta del Nord e di una parte cospicua del deterrente atomico russo.

L'allarme della Norvegia e la strategia del secondo attacco

La penisola di Kola, il cui ruolo è stato storicamente cruciale durante la Guerra Fredda, torna dunque al centro delle preoccupazioni occidentali. L'accumulo di mezzi, che include alcuni tra i più potenti sottomarini della flotta, sembra rispondere a una dottrina militare ben precisa: quella del "secondo attacco", una capacità di ritorsione nucleare che, secondo i piani del Cremlino, dovrebbe garantire la distruzione dell'avversario anche dopo aver subito un primo colpo devastante. Questa mobilitazione, che non passa inosservata ai servizi di intelligence dei Paesi confinanti, delinea una postura assertiva e preparatoria, la quale, sebbene non costituisca di per sé una minaccia immediata, contribuisce a innalzare ulteriormente il livello di allerta.

Le esercitazioni e il messaggio di Mosca

Parallelamente a questo dispiegamento di forze, il ministero della Difesa russo ha voluto diffondere ampiamente le immagini di imponenti esercitazioni nucleari, durante le quali il presidente Vladimir Putin ha seguito da remoto le operazioni. Il video, diffuso attraverso i canali ufficiali, mostrava il lancio di un missile balistico intercontinentale Yars dalla base di Plesetsk e quello di un missile Sineva partito da un sottomarino nelle acque del Mare di Barents; a queste prove si è aggiunto il decollo di bombardieri strategici Tu-95MS, completando un quadro di dimostrazione di forza a tutto campo. Queste manovre, che il Cremlino ha definito di routine, si sono svolte a pochi giorni dall'avvio di analoghe esercitazioni annuali da parte della Nato, in una coincidenza temporale che appare tutt'altro che casuale.

Il contesto geopolitico e il vertice rinviato

La regia di Putin su questi test, i quali hanno coinvolto in modo coordinato forze aeree, navali e di terra, è arrivata in un momento di particolare frizione diplomatica. L'esibizione di capacità militari, infatti, è seguita a breve distanza dal rinvio di un vertice che avrebbe dovuto vedere il presidente russo confrontarsi con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, proprio sulla questione ucraina. Se da un lato Mosca nega qualsiasi collegamento diretto, dall'altro l'effetto combinato della mobilitazione nella penisola di Kola e delle esercitazioni pubbliche invia un messaggio inequivocabile sulla volontà di procedere senza mostrare cedimenti sul piano strategico, mentre il dialogo politico fatica a trovare nuovi spazi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.