Omicidio a Buddusò, il passato di Marco Pusceddu tra droga e debiti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il killer viene dal passato. Da Portoscuso, dove Marco Pusceddu era cresciuto, si dipana una strada oscura, segnata da debiti, usura e traffici illeciti, che ora potrebbe condurre dritta alla sua fine. Tre mesi prima di essere ucciso con cinque colpi di pistola al petto, il soccorritore 51enne era già finito nel mirino: aggredito alle spalle, forse con un cric, era caduto in un coma breve ma significativo. Un episodio mai denunciato, neppure a carico di ignoti, rimasto sospeso in un silenzio che oggi pesa come un macigno.

Le indagini, condotte dai carabinieri di Ozieri e dal nucleo investigativo di Sassari, puntano a ricostruire il puzzle di un delitto che sembra maturato lontano da Buddusò, nel paese d’origine della vittima. A Portoscuso, dove le saracinesche restano abbassate sotto un sole implacabile, pochi ricordano il "ragazzone" amato dai colleghi del 118. Tra i palazzi popolari e le villette sorte nel boom industriale degli anni Settanta, il nome di Pusceddu evoca più ombre che luce. I debiti, i creditori insistenti, la droga: un mix esplosivo che potrebbe aver innescato la sua fine.

Le videocamere di sorveglianza hanno immortalato l’assassino in fuga, ma gli investigatori serrano i ranghi, evitando di rilasciare dettagli sulle piste seguite. Intanto, la Asl Gallura ha espresso cordoglio per la morte di Pusceddu, definendolo parte integrante della rete di soccorso Areus. Ma le parole ufficiali non cancellano i sospetti del sindaco di Portoscuso, secondo cui l’omicidio avrebbe «tutti i contorni di un regolamento di conti».

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