Iapichino, l'oro a casa di mamma: "Cattiva in pedana, dubbiosa nella vita"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Poche ore di sonno, un volo di rientro via Zurigo con novanta minuti di ritardo a causa del maltempo e il fisioterapista Lorenzo Porfiri dirottato su Forlì; recuperata Maya, il cane bovaro del Bernese di famiglia, e una cena a base di pesce per festeggiare. Larissa Iapichino ieri è tornata a Firenze con al collo la medaglia d'oro conquistata agli Europei di atletica di Birmingham, e l'accoglienza all'aeroporto di Peretola, tra gli applausi dei presenti, è stata la ciliegina sulla torta di un'impresa che resterà nella storia dell'atletica italiana.

Un oro che mancava al palmares azzurro

Con un salto di 7,00 metri alla prima prova, la campionessa nata a Borgo San Lorenzo ha conquistato il titolo continentale, regalando all'Italia il primo oro nella storia del salto in lungo femminile. Una vittoria che assume un sapore particolare, perché arriva proprio nella terra d'origine della madre Fiona May, argento e bronzo in carriera agli Europei ma mai capace di salire sul gradino più alto del podio continentale.

L'inglese Jazmin Sawyers, che ha chiuso a 6,99 metri, si è fermata a un solo centimetro di distanza, in una finale che ha tenuto il pubblico dell'Alexander Stadium col fiato sospeso fino all'ultimo salto.

"Bello vincere a casa di mia mamma"

Al termine della gara, la Iapichino ha raccontato le emozioni di un successo costruito su una lunga strada fatta di soddisfazioni e delusioni, come ha confidato ai microfoni del Tg3: "Ne ho fatta di strada, mi sono guardata indietro e ho visto soddisfazioni e delusioni. Tutte mi hanno portato a essere la donna che sono oggi".

La campionessa, che ha definito se stessa "cattiva in pedana, dubbiosa nella vita", ha espresso tutta la sua felicità per aver trionfato in una città così legata alle sue radici familiari: "È sempre bello tornare a casa, poi dopo una vittoria dedicata anche alla mia splendida città. È stata un'accoglienza bellissima", ha raccontato al Tgr Rai Toscana, sottolineando l'orgoglio per il lavoro svolto con il padre e allenatore Gianni Iapichino.

Il suo 2026 non è ancora finito: il 5 settembre la aspetta la finale di Diamond League a Bruxelles e l'11 l'Ultimate Championship di Budapest, mentre tra gli obiettivi futuri c'è il sogno di completare l'atletica come ha fatto Gianmarco Tamberi.

La staffetta 4x400 e il riscatto di Benati

L'Italia ha chiuso la rassegna continentale in testa al medagliere con dieci ori, sei argenti e sei bronzi, ma l'ultima giornata di gare ha regalato un'altra impresa storica: la vittoria della staffetta 4x400 maschile, primo oro azzurro nella specialità. La formazione composta da Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati ha firmato il record italiano, battendo la Gran Bretagna padrona di casa e consolidando il primato azzurro.

Per Lorenzo Benati, però, la vittoria è stata anche l'occasione per mantenere una promessa fatta prima della finale: "Ho fatto una scommessa con Sibilio, se avessimo vinto avrei dovuto tagliare i capelli a zero, penso proprio che nella prossima gara mi vedrete pelato".

Un successo di squadra nonostante le assenze

Il settore velocità azzurro, guidato dal tecnico Filippo Di Mulo, ha dovuto fare i conti con numerose assenze e infortuni, tra cui quelli di Marcell Jacobs e Chituru Ali, ma ha saputo trovare le risorse per centrare risultati importanti.

"Eravamo già in emergenza per le tante assenze e a Birmingham sono arrivati altri intoppi, ma con gli altri miei collaboratori ci siamo rimboccati le maniche e lavorato con un gruppo straordinario", ha spiegato Di Mulo, sottolineando il valore di atleti come il siciliano Mohamed Soudassi, determinante nella staffetta, e il bronzo conquistato dalla 4x400 femminile.

Sei staffette italiane su sette hanno raggiunto la finale, una prova della profondità del movimento azzurro che conferma la crescita esponenziale dell'atletica italiana, capace di bissare il successo di Roma 2024.

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