Salvo D’Acquisto sarà beato: il carabiniere che sfidò i nazisti
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Redazione Interno
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Non è un caso che, in un momento in cui il Papa è ricoverato in condizioni riservate, abbia trovato il tempo e l’energia per avviare il percorso di beatificazione di Salvo D’Acquisto. Un gesto che, al di là del significato spirituale, riporta alla luce una delle pagine più intense e drammatiche della nostra storia recente. D’Acquisto, vicebrigadiere dei carabinieri, fu fucilato dai nazisti il 23 settembre 1943 a Palidoro, vicino Roma, dopo essersi offerto in cambio della vita di ventidue civili innocenti. Un atto di eroismo che, pur nella sua semplicità, racchiude una forza tale da trascendere il tempo e le ideologie.
La sua storia, sebbene nota, non ha sempre trovato spazio nella retorica resistenziale, spesso dominata da narrazioni che privilegiavano altre forme di opposizione al nazifascismo. Eppure, il sacrificio di D’Acquisto rappresenta un punto di incontro tra diverse memorie storiche, un simbolo che unisce più che dividere. Il film del 1974 a lui dedicato, pur nella sua fedeltà ai fatti, non è riuscito a restituire appieno la complessità di un gesto che va oltre la semplice narrazione eroica. Quel giovane carabiniere, appena ventiduenne, scelse di morire pur di salvare degli sconosciuti, dimostrando che il coraggio non ha divisa né colore politico.
Papa Francesco, nel corso di un’udienza con il cardinale Pietro Parolin e monsignor Edgar Peña Parra, ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare il decreto che riconosce “l’offerta della vita” di D’Acquisto. Un riconoscimento che arriva dopo un iter lungo e complesso, ma che sembra quasi scontato di fronte alla grandezza del suo sacrificio. La beatificazione, prevista per il 2025, non è solo un atto religioso, ma anche un modo per riaffermare valori universali come il sacrificio, la giustizia e la difesa dei più deboli.
Quel giorno del 1943, i nazisti avevano rastrellato un gruppo di civili, accusandoli ingiustamente di un attentato. D’Acquisto, pur sapendo di non avere colpe, si autoaccusò al loro posto, offrendo la propria vita in cambio della loro libertà. Un gesto che, nella sua brutalità, ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva. La sua figura, spesso associata alla retorica militare, va invece letta in una chiave più ampia, come esempio di umanità e altruismo in un contesto di violenza e disumanità.




