Trump sull’Iran: "Potrei attaccare o no, nessuno lo sa"
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Redazione Esteri
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Mentre il Medio Oriente trattiene il fiato, Donald Trump ha scelto di alimentare l’incertezza con dichiarazioni volutamente ambigue. Interpellato dai giornalisti sulla possibilità che gli Stati Uniti intervengano militarmente contro l’Iran, il presidente ha risposto con sarcasmo, parodiando le domande dei reporter: "Colpirà le componenti nucleari iraniane? E a che ora esattamente, signore?". Poi, tornando serio, ha aggiunto: "Potrei anche non farlo. Nessuno sa cosa farò".
Quella che potrebbe sembrare una boutade nasconde invece una strategia calcolata. Secondo il Wall Street Journal, Trump avrebbe già approvato i piani d’attacco, ma starebbe temporaneamente frenando per valutare se Teheran accetterà di abbandonare il programma nucleare. "La caduta del regime può accadere", avrebbe detto ai suoi consiglieri durante una riunione nella Situation Room, lasciando intendere che l’obiettivo ultimo non sia tanto la distruzione delle infrastrutture atomiche – su cui l’Aiea ha peraltro smentito l’esistenza di prove concrete – quanto un cambio di leadership nella Repubblica Islamica.
Intanto, la tensione sale. Un gruppo di hacker filo-israeliani ha violato i sistemi della televisione di Stato iraniana, trasmettendo immagini di proteste anti-regime, mentre il generale Eric Kurilla, capo del Centcom, ha presentato alla Casa Bianca diverse opzioni militari. Trump, però, continua a giocare con i tempi. Dopo aver lasciato in anticipo il G7 per "importanti questioni da affrontare", non ha ancora formalizzato una decisione, alimentando speculazioni su un possibile intervento imminente.
L’Iran, dal canto suo, mantiene una posizione apparentemente conciliante, ribadendo la volontà di perseguire la via diplomatica. Ma dietro le dichiarazioni ufficiali, il regime degli ayatollah sa che la posta in gioco è alta: un attacco americano-israeliano potrebbe accelerare crisi interne già esistenti, come dimostrano le immagini delle proteste diffuse dagli hacker.




