Israele colpisce l’Iran: distrutto deposito di uranio a Isfahan, escalation nel Medio Oriente
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Redazione Esteri
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Nella notte tra il 13 e il 14 giugno, l’aviazione israeliana ha sferrato un attacco senza precedenti contro l’Iran, colpendo in profondità siti strategici legati al programma nucleare. Tra gli obiettivi principali, il deposito di uranio arricchito a Isfahan, considerato uno dei centri nevralgici dello sviluppo di armi atomiche. L’Idf, le forze armate israeliane, hanno confermato di aver preso di mira oltre 400 strutture iraniane, inclusi gli impianti di Natanz, mentre è stato escluso – almeno per ora – un intervento su Fordow, altro sito sensibile.
«Non ci fermeremo», hanno dichiarato il capo di stato maggiore e il comandante dell’Aeronautica, sottolineando che le operazioni continueranno finché non saranno neutralizzate le minacce. Una posizione che riflette la strategia di Benjamin Netanyahu, il quale, dopo anni di tensioni sotterranee, ha deciso di aprire un confronto militare diretto con Teheran. Una mossa che, sebbene rischiosa, trova il sostegno di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, mentre l’Europa – divisa e incerta – non ha ancora assunto una posizione netta.
Dall’altra parte, la reazione iraniana non si è fatta attendere. «Useremo duemila missili», ha minacciato un portavoce del governo, e già nelle prime ore sono stati lanciati razzi verso Tel Aviv, causando tre vittime e una ottantina di feriti, alcuni in condizioni gravi. Tra i morti, una donna sessantenne colpita nell’area metropolitana. La tensione, già altissima, rischia di trasformarsi in un conflitto aperto, con possibili ripercussioni sulle basi statunitensi nella regione.
Quello che emerge, al di là delle dichiarazioni, è una guerra asimmetrica ma sempre più dichiarata. Netanyahu, parlando di «regime change», ha lasciato intendere che l’obiettivo non è solo frenare l’atomica iraniana, ma indebolire il potere degli ayatollah. Una prospettiva che ricorda quanto accaduto in Siria, dove l’intervento straniero ha contribuito a destabilizzare il governo. Il Mossad, da tempo, lavora per frammentare le alleanze di Teheran, e i recenti attacchi sembrano andare in quella direzione.




