La cupola di Chernobyl danneggiata da un drone, l'allarme dell'Aiea: "Struttura non più isolante"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un attacco con drone, che le autorità di Kiev attribuiscono senza esitazione alle forze russe mentre Mosca respinge ogni accusa, ha colpito dieci mesi fa il tetto dell’ormai celebre struttura di contenimento costruita sopra il reattore numero 4 della centrale di Chernobyl. L’impianto, spento definitivamente nel 2000, resta un sito di massima vigilanza a livello globale per la quantità di materiale radioattivo che ancora custodisce, un pericolo sepolto ma mai del tutto domato. L’episodio, passato in sordina nel clamore degli eventi bellici, assume ora una portata tecnica inquietante dopo le rilevazioni condotte dagli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, i quali hanno potuto constatare personalmente i danni e valutarne le conseguenze.

Le funzioni compromesse della New Safe Confinement

La colossale arca di acciaio, il cui nome ufficiale è New Safe Confinement e che era stata completata nel 2019 dopo anni di lavoro e un investimento internazionale di circa due miliardi di euro, secondo il rapporto dell’Aiea ha perso a seguito dell’impatto “le sue principali funzioni di sicurezza”. Tra queste, viene specificato, c’è la fondamentale capacità di isolamento, quella che garantiva la tenuta stagna dell’ambiente interno, impedendo la fuoriuscita di polveri radioattive e proteggendo il sarcofago più interno dalle intemperie. Una vulnerabilità che, se non affrontata, potrebbe minare la stabilità a lungo termine dell’intero complesso.

La necessità di interventi urgenti

L’agenzia delle Nazioni Unite, nel comunicare i risultati dell’ispezione, ha quindi sollecitato in modo netto e urgente “una ristrutturazione tempestiva e completa” della cupola. Si tratta di un monito che non ammette tergiversazioni, poiché il mantenimento dell’integrità di quell’involucro rappresenta l’unica barriera tra il mondo esterno e il residuo del disastro del 1986. La guerra, con le sue dinamiche imprevedibili, ha dunque portato una minaccia aggiuntiva a un luogo già simbolo di catastrofe ambientale, costringendo la comunità tecnica internazionale a dover pianificare nuovi e complessi lavori in un’area a rischio.

Il contesto di un conflitto che minaccia le infrastrutture critiche

L’episodio di Chernobyl si inserisce in una strategia militare più ampia, condotta in parallelo ai bombardamenti sulle città ucraine, che prende di mira le infrastrutture critiche del paese. Mentre si moltiplicano i raid con missili di varia tecnologia che causano vittime civili e privano intere regioni di luce e acqua, l’attacco alla centrale spenta dimostra come anche i siti ad alto rischio ambientale siano considerati obiettivi, con tutte le potenziali conseguenze che ne potrebbero derivare. La vicenda giudiziaria legata a questi eventi, che vede le autorità ucraine raccogliere prove per attribuire le responsabilità, procede mentre il pericolo fisico della struttura compromessa rimane una questione aperta e prioritaria da risolvere.

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