G7 a Évian, mobilitati 16mila agenti tra le polemiche per le proteste di Ginevra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non meno di 16.000 appartenenti alle forze dell'ordine francesi, un dispositivo che coinvolge forze di polizia e gendarmeria coadiuvate da reparti militari, sono stati mobilitati per garantire la sicurezza del vertice del G7 che si svolge da lunedì 15 a mercoledì 17 giugno nella località termale di Évian-les-Bains, sulla sponda francese del Lemano.

Un'operazione di sicurezza senza precedenti per la regione, che ha visto convergere verso il confine orientale un terzo degli artificieri dell'intera nazione, squadre cinofile e reparti specializzati della gendarmeria mobile, oltre a mezzi navali per il controllo del lago e un imponente schieramento aereo, il tutto modellato sull'esperienza maturata in occasione dei Giochi Olimpici di Parigi del 2024, divenuta ormai un riferimento per la gestione di eventi ad altissimo profilo di rischio.

Il corteo di Ginevra e gli scontri con le forze dell'ordine

Proprio la vigilia del summit, domenica 14 giugno, è stata segnata da forti tensioni a Ginevra, dove un corteo di protesta autorizzato dalle autorità cantonali ha radunato oltre ventimila persone secondo le stime della polizia, mentre gli organizzatori della coalizione No G7 parlano di diverse decine di migliaia di partecipanti, che hanno sfilato per le vie della città svizzera sotto un caldo torrido.

Il corteo, che inizialmente procedeva in un clima definito pacifico e persino festoso da parte delle stesse forze dell'ordine, con la partecipazione di associazioni sindacali, gruppi femministi e movimenti della sinistra radicale, ha tuttavia registrato momenti di forte escalation quando circa seicento elementi riconducibili all'area dei black bloc si sono infiltrati tra i manifestanti, dando vita a una serie di azioni violente.

Gli episodi più critici si sono concentrati dapprima nei pressi della stazione ferroviaria di Cornavin e successivamente nella zona di Grand-Pré, dove i facinorosi hanno lanciato contro gli agenti oggetti di vario genere, tra cui bottiglie, pietre, pezzi di cemento e petardi, danneggiando vetrine di esercizi commerciali e istituti bancari e arrivando persino a incendiare un'autovettura, mentre tentativi di irruzione sono stati segnalati presso la sede di alcune società di consulenza e dell'Unione internazionale delle telecomunicazioni.

La polizia cantonale ginevrina, che aveva predisposto un imponente cordone di sicurezza, ha risposto con l'impiego di gas lacrimogeni e idranti per disperdere i gruppi più violenti e contenere la situazione, che si è protratta fino a sera inoltrata quando la maggior parte dei manifestanti ha fatto ritorno al punto di partenza del corteo, il parco di Mon Repos, mentre gruppi isolati continuavano a muoversi verso il quartiere delle Nazioni Unite.

Arresti e critiche alla gestione della protesta

Al termine della manifestazione, le autorità elvetiche hanno reso noto di aver proceduto a tre arresti provvisori, un numero che ha suscitato polemiche in ambito politico locale, dove sono piovute dure critiche per la decisione di bloccare per diverse ore circa trecento persone, una misura giudicata sproporzionata da più parti.

Le contestazioni si sono concentrate non solo sull'operato delle forze dell'ordine, accusate di aver limitato eccessivamente la libertà di circolazione e di espressione, ma anche sulla gestione complessiva del dispositivo di sicurezza, che aveva già in precedenza sollevato perplessità tra gli organizzatori del corteo, i quali avevano minacciato di ricorrere a vie legali per ottenere l'autorizzazione alla manifestazione, ottenuta solo dopo settimane di trattative con il Consiglio di Stato ginevrino, che ha infine concesso il permesso per il corteo sulla riva destra del lago.

Cooperazione transfrontaliera e misure straordinarie

La complessità del dispositivo di sicurezza per il vertice, che riunisce i capi di Stato e di governo dei sette Paesi membri più l'Unione europea e numerosi altri leader internazionali, ha richiesto una cooperazione senza precedenti tra Francia e Svizzera, culminata nella firma di un documento congiunto di procedura che definisce le modalità operative delle rispettive forze armate per garantire la sicurezza delle zone di interesse comune, in particolare sul lago Lemano e nello spazio aereo che sovrasta la regione.

A testimonianza dell'eccezionalità dell'evento, le autorità elvetiche hanno predisposto un servizio d'appoggio dell'esercito con un contingente che può raggiungere i quattromila militari, chiamati a coadiuvare i corpi di polizia cantonali in compiti di protezione, sorveglianza e logistica, mentre il Consiglio federale ha deciso di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne con la Francia, riducendo a soli sette i valichi aperti lungo il confine e limitando significativamente l'uso dello spazio aereo per un arco di tempo che si estende da alcuni giorni prima

Dell'inizio del vertice fino al giorno successivo alla sua conclusione.

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