Delitto di Garlasco, Andrea Sempio a Roma per una perizia psicologica
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Redazione Interno
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È tornato a muoversi, seppur nell’ombra di un’indagine che non si è mai davvero chiusa, il fronte romano del delitto di Garlasco. Andrea Sempio, l’indagato che ormai da mesi incrocia il suo nome con la morte di Chiara Poggi, è stato visto e riconosciuto lunedì scorso alla stazione Termini, zaino e trolley al seguito, segni evidenti – questi ultimi – di una permanenza che non sarà né occasionale né tanto meno breve. A dare notizia della trasferta nella Capitale è stato il Messaggero, secondo cui Sempio, arrivato da Milano Rogoredo con un treno Italo delle 9.15, si è subito messo in coda per un taxi, circondato da quei particolari che in un caso di cronaca giudiziaria diventano indizi: due zaini, un bagaglio a rotelle, la volontà di non farsi notare mentre invece lo si notava.
L’obiettivo dichiarato del viaggio – e su questo non ci sono zone d’ombra – è una perizia psicologica, affidata dalla difesa a una psicoterapeuta-criminologa, per redigere quella che nelle carte tecniche viene definita «una consulenza personologica». Le operazioni sono iniziate ieri, hanno sede a Roma, e si preannunciano articolate: ci vorranno giorni, forse più di una settimana, prima che la professionista restituisca un profilo. Sempio, che durante l’ultimo interrogatorio davanti ai pm si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha deciso così di affidare alle valutazioni di una terza parte la propria dimensione più intima, quella che nessun atto d’accusa può toccare se non attraverso una lente clinica.
L’audio e l’orario che scotta
Dentro questo silenzio strategico, però, continuano a risuonare gli elementi raccolti dagli inquirenti. I pubblici ministeri, secondo quanto trapela dagli atti, avrebbero in mano un audio dove Sempio farebbe riferimento all’orario dell’omicidio quasi con la naturalezza di chi lo conosce. Una frase, quella captata, che se incastonata nel mosaico delle indagini potrebbe assumere un peso specifico notevole: non tanto per quel che dice esplicitamente, quanto per la disinvoltura con cui emerge. Il sospetto degli investigatori – e su questo la procura sta lavorando senza ancora formalizzare ulteriori capi d’imputazione – è che Sempio possegga informazioni che una persona estranea ai fatti non dovrebbe possedere. La difesa, per bocca dell’avvocato Angela Taccia, ha ribadito l’innocenza del proprio assistito, definendolo «innocente fino a prova contraria», una formula che nel diritto penale è colonna portante ma che nell’opinione pubblica, lo si sa, scivola via con fatica.
Il negozio, le ferie e quel “faccio fatica a lavorare”
Sempio lavora in un negozio di telefonia all’interno di un centro commerciale di Montebello della Battaglia, piccola realtà sulle colline del pavese. Una collega, interpellata dalla stampa, ha confermato la sua assenza con un certo imbarazzo, liquidando la questione con un «è in ferie». Peccato che quelle ferie, per chi segue il caso, sembrino allinearsi con i tempi della consulenza romana: una coincidenza che non fa alzare sopraccigli solo perché ormai, in questa storia, ogni spostamento viene letto come un tassello. Alla stazione Termini, intercettato dal Messaggero intorno a mezzogiorno e venticinque, Sempio avrebbe risposto a chi gli chiedeva come stesse con un laconico «faccio fatica a lavorare quindi...», lasciando la frase in sospeso come tante altre cose, in questa vicenda.
Una consulenza che non è un’assoluzione
La scelta di affidarsi a una criminologa per una consulenza personologica non costituisce, va detto, un atto dovuto né tantomeno una strategia comune. Di solito si procede in questa direzione quando la difesa cerca di scardinare l’impianto accusatorio non sugli elementi oggettivi – tracce, alibi, testimonianze – ma sul terreno della struttura psichica dell’indagato. Un’arma a doppio taglio: perché se la perizia restituisse un profilo compatibile con il reato per cui si indaga, l’effetto sarebbe devastante. Al contrario, una valutazione che escluda tratti aggressivi o disturbi della condotta potrebbe fornire a Sempio un argine davanti a un eventuale rinvio a giudizio. La procura, dal canto suo, sta seguendo le operazioni a distanza, senza per ora richiedere integrazioni probatorie né opporsi alla scelta difensiva.
L’ombra di Chiara Poggi, assassinata nella sua Garlasco nel lontano 2007, continua così ad allungarsi fino a Roma, stazione Termini, taxi e studi di psicoterapeuti. E Sempio, con i suoi due zaini e quel trolley che promette giorni lontano dal negozio, resta al centro di un meccanismo giudiziario che non fa sconti a nessuno.




