Grazia a Nicole Minetti, l’Interpol indaga mentre il Quirinale chiede conto a Nordio delle “supposte falsità”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione tra il Quirinale e il ministero della Giustizia, lo si potrebbe definire un vero e proprio terremoto silenzioso, è tornata a crescere in modo esponenziale nelle ultime ore. Al centro della bufera, che rischia di minare le certezze sulle procedure di clemenza, c’è il provvedimento di grazia concesso lo scorso 18 febbraio a Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale lombarda condannata in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Sullo sfondo di un caso che orami mescola inchiesta giudiziaria, cronaca internazionale e ombre sudamericane, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rotto gli indugi. Con una nota ufficiale inviata al Guardasigilli Carlo Nordio, il Colle ha chiesto “con cortese urgenza” di acquisire informazioni dettagliate in merito alla “supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza”.

La richiesta, che nei fatti equivale a una sanzione morale dell’operato dell’esecutivo sul caso, arriva a valle delle rivelazioni pubblicate da un organo di stampa. Quest’ultimo ha ricostruito un quadro dell’iter adottivo del figlio della Minetti – un bambino ottenuto in Uruguay – che appare radicalmente diverso rispetto a quello presentato agli uffici di via Arenula. Secondo quanto emerso, il piccolo non sarebbe stato un “abbandonato alla nascita” senza legami, come invece sostenuto nell’istanza di grazia, ma avrebbe genitori biologici viventi. A complicare ulteriormente la vicenda, la Procura generale di Milano ha fatto sapere di aver attivato l’Interpol “con la massima urgenza” per compiere accertamenti a tutto campo in Sud America, dato che l’istruttoria iniziale, limitata al territorio nazionale, non aveva intercettato queste criticità.

L’ombra dell’Uruguay e i misteri dell’adozione

La replica di Nicole Minetti, che ha rotto il silenzio attraverso i propri legali, non ha fatto che infiammare ulteriormente il dibattito. “Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio, che non ho mai conosciuto”, ha dichiarato l’ex consigliera, rivendicando la piena correttezza della procedura: “L’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge, seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all’affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato”. Una versione, la sua, che però rischia di scontrarsi con la durissima realtà dei documenti acquisiti dalla magistratura. La Procura generale di Milano, rappresentata dalla procuratrice Francesca Nanni, ha aperto una linea investigativa che ora valuterà anche eventuali “rogatorie” per verificare la situazione giuridica del minore davanti al Tribunale di Maldonado.

C’è di più, e riguarda il versante più oscuro della cronaca giudiziaria, quello che trasforma un caso politico-istituzionale in un potenziale giallo. Gli accertamenti disposti dal ministero, che hanno portato la Procura a riaprire il dossier dopo il primo parere positivo (definito “diligente ma forse non perspicace”), si concentrano anche su due episodi dai contorni drammatici. Da un lato, c’è la scomparsa nel nulla della giovane madre biologica del bambino (classe 1997), della quale le autorità locali hanno diramato un avviso di rintraccio proprio nei giorni in cui a Roma veniva firmata la grazia. Dall’altro, la morte violenta dell’avvocata d’ufficio che difendeva quella stessa famiglia biologica, trovata carbonizzata insieme al marito in casa nel 2024: un duplice omicidio su cui ora l’Interpol è chiamata a fare luce.

Le verifiche della procura e la difesa della prassi

In questo clima di sospetti diffusi, il ministro Nordio si trova sotto il fuoco incrociato delle opposizioni – che chiedono le sue dimissioni – e del Quirinale, che di fatto ne ha messo in dubbio la supervisione. I magistrati milanesi, dal canto loro, non nascondono una certa amarezza per la piega presa dagli eventi, pur sottolineando di aver agito “sulla base della delega classica del ministero”. “Abbiamo la coscienza a posto, ma magari non siamo stati perspicaci”, ha ammesso il sostituto procuratore Gaetano Brusa, specificando che l’istruttoria si era basata sui riscontri documentali forniti dai carabinieri e sulla documentazione sanitaria prodotta dalla richiedente.

Ora, però, il campo d’indagine si è allargato a dismisura. Via Arenula ha autorizzato verifiche anche negli Stati Uniti, dove il figlio della Minetti (affetto da una grave patologia) sarebbe stato operato al Boston Children’s Hospital. I primari del San Raffaele di Milano e dell’Ospedale di Padova, citati nell’istanza come strutture che avrebbero sconsigliato l’operazione in Italia, hanno ufficialmente smentito di aver mai visitato il minore. Un elemento, quest’ultimo, che getta pesantissime ombre sulla veridicità delle “motivazioni umanitarie” che hanno portato all’atto di clemenza. La premier Giorgia Meloni, interpellata sulla vicenda, si è limitata a dichiarare: “Mi fido di Nordio, nell’iter niente di errato”. Una fiducia che, alla luce delle ultime evoluzioni investigative, appare sempre più come un fragile paravento politico.

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