Mazzè, l’autopsia conferma: Jacopo Peretti era intossicato prima del crollo. Zippo ammette, ma tace sulle cause
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Redazione Interno
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L’esplosione che nella notte del 30 giugno ha squarciato il palazzo di via Nizza a Torino, causando la morte di Jacopo Peretti e il ferimento di altre cinque persone, continua a rivelare dettagli agghiaccianti. Dai primi risultati dell’autopsia, affidata alla dottoressa Alessandra Cicchini, emerge che il 33enne di Mazzè – travolto dalle macerie mentre dormiva – presentava elevati livelli di monossido di carbonio nel sangue. Un dato che lascia supporre come Peretti, già intossicato prima del crollo, potrebbe non essersi mai svegliato al momento dell’esplosione.
Ad ammettere le proprie responsabilità è stato Gianni Zippo, la guardia giurata di 40 anni arrestata con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale e crollo. Sebbene davanti al Gip si sia avvalso della facoltà di non rispondere, ha confessato al suo avvocato: «Sono stato io, mi vergogno per la morte di Jacopo». Le sue parole, riportate senza reticenze dal legale, rivelano un movente apparentemente banale: «L’ho fatto per dispetto», avrebbe detto Zippo, riferendosi all’ex compagna, la cui abitazione sarebbe stata l’obiettivo del gesto. «Sono pronto a risarcire», ha aggiunto, senza però chiarire le dinamiche che hanno portato all’incendio e alla successiva esplosione.
Gli accertamenti irripetibili sulla propagazione delle fiamme, previsti oggi insieme all’autopsia, potrebbero far luce su quanto accaduto. Intanto, la madre della vittima, Marzia Grua, ha nominato un proprio consulente per seguire le indagini, segno di una ricerca di verità che va oltre le ammissioni parziali dell’imputato. Quella di Zippo, del resto, non è una confessione lineare: se da un lato ammette il gesto, dall’altro evita di spiegare come sia scattata la concatenazione di eventi letali.




