Cecchini per noia, indagato un ottantenne di San Vito al Tagliamento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nome, quello di Giuseppe Vegnaduzzo, che compare in un’inchiesta della Procura di Milano, la quale indaga su quanto i giornali hanno ribattezzato i “cecchini del weekend” o i “turisti cecchini” di Sarajevo. Ottant’anni, residente nella piccola frazione di Savorgnano, a San Vito al Tagliamento, dove l’uomo – un ex autotrasportatore per un’azienda locale – è stato percepito per anni come un volto noto e, almeno in apparenza, insospettabile. Le accuse, però, che gli inquirenti milanesi stanno vagliando sono di una gravità tale da ridisegnare completamente quel profilo, inserendolo in una cornice di violenza e cinismo che appare lontanissima dalla quotidianità della provincia friulana.

L’inchiesta sui "safari della morte" durante l’assedio

La vicenda, che ha ricevuto un impulso decisivo dalle ricerche dello scrittore Ezio Gavazzeni per il suo libro, riguarda presunte spedizioni a pagamento nella Sarajevo assediata dalle forze serbo-bosniache, tra il 1992 e il 1995. Secondo la ricostruzione degli investigatori, alcuni italiani avrebbero affrontato il viaggio con l’unico scopo di trascorrere il weekend esercitandosi nel tiro di precisione su persone vive, trasformando la tragedia di una città martoriata in una sorta di macabro campo di tiro a pagamento. L’inchiesta, che non a caso è stata battezzata “cecchini del weekend”, sta cercando di fare luce su questa rete di individui che, spinti da motivi che vanno dalla noia alla ricerca di brividi estremi, avrebbero partecipato a quelle che sono state definite, senza mezzi termini, come dei veri e propri “safari della morte”.

Il doppio volto dell’indagato e gli altri nomi

Accanto al profilo dell’ex autotrasportatore, descritto da fonti vicine all’inchiesta come un uomo “spregevole”, “estremamente malvagio” e fascista dichiarato, appassionato di armi e caccia, ne è emerso un secondo, radicalmente diverso, su cui la Procura sta svolgendo accertamenti. Si tratterebbe di un ex alpino che oggi vive in un paese della Carnia, aggiungendo un ulteriore tassello a un mosaico che appare volutamente composito. In Friuli Venezia Giulia, stando a quanto ricostruito, le persone coinvolte sarebbero almeno tre, a cui si aggiungono un torinese, un milanese e almeno altri cinque soggetti già segnalati all’epoca dai servizi segreti. Un quadro, questo, che suggerisce come il fenomeno dei “turisti cecchini” non fosse limitato a pochi isolati individui, ma potesse contare su una certa diffusione, seppur in ambienti ristretti e accomunati da una certa ideologia e da un interesse morboso per le armi.

La caccia ai finanziatori e il percorso giudiziario

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