Garlasco, Sempio a Roma per una perizia psicologica: «Vogliono incastrarmi» e al lavoro non va più
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Redazione Interno
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Il volto è segnato, la voce bassa. Andrea Sempio, intercettato ieri alla Stazione Termini di Roma mentre attendeva in fila per un taxi, ha scelto le poche parole che chi è braccato da un’accusa pesantissima sa ancora pronunciare: «Sono innocente, ogni cosa a suo tempo». Lui che nel delitto di Garlasco – un omicidio per cui esiste già una condanna definitiva, quella di Alberto Stasi – si ritrova ora al centro di una nuova tempesta giudiziaria, alimentata dalla procura di Pavia. Secondo gli inquirenti, sarebbe proprio Sempio l’assassino di Chiara Poggi, un’ipotesi che lui respinge con forza e che lo ha portato a sospendere di fatto la propria vita quotidiana, a cominciare dal lavoro.
«È in ferie», ha detto con evidente imbarazzo una collega del negozio di telefonia nel centro commerciale di Montebello della Battaglia, piccolo centro di 1400 anime nel Pavese. Un eufemismo, quello della collega, che copre una realtà ben più complessa: Sempio, di fatto, quasi non riesce più a lavorare. La pressione mediatica, le rinnovate attenzioni degli investigatori e la necessità di difendersi da capo a capo lo hanno trasformato in un uomo diviso tra un’esistenza normale, ormai in frantumi, e un’aula di tribunale che si avvicina a grandi passi. A Roma non è venuto per turismo, bensì per affrontare una serie di consulenze tecniche e, in particolare, una perizia psicologica.
La strategia della difesa e le consulenze personologiche
Sempio era affiancato da Angela Taccia, una dei due legali che lo assistono, e il loro incontro nella Capitale serve a mettere a punto la controffensiva. Perché le giornate che verranno, per l’indagato, saranno scandite da consulenze tecniche mirate a smontare punto su punto le evidenze raccolte dalla procura – a cominciare da quell’impronta sul muro definita «bagnata», quindi, secondo la difesa, discutibile. Ma non solo. È previsto che Sempio si sottoponga anche a valutazioni personologiche, affidate a una psicoterapeuta e criminologa, in modo tale che, qualora si arrivasse a giudizio, la difesa abbia materiale da contrapporre alla relazione del Racis (il Reparto analisi criminologiche della polizia scientifica). Una mossa preventiva, insomma, per evitare che l’eventuale profilo psicologico dell’accusa resti l’unico elemento di giudizio.
Il nodo del dna e le parole in stazione
«Innocente fino a prova contraria», ripete Angela Taccia più di una volta. E sono le prove, appunto, che la difesa di Sempio va cercando con metodo quasi certosino, perché in un caso come quello di Garlasco – dove un uomo è già stato condannato in via definitiva – non c’è tempo né spazio per le “supposizioni”. L’elemento più controverso, al momento, resta il dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi: secondo Sempio e i suoi avvocati, ci sarebbe «solo il cromosoma y», un dato che renderebbe il reperto meno univoco di quanto vorrebbe l’accusa. L’impronta sul muro, invece, viene definita «bagnata» dalla difesa, un particolare che ne minerebbe l’attendibilità scientifica. Sempio, appena sceso dal treno proveniente da Milano – dov’era partito insieme alla stessa avvocatessa Taccia –, ha ribadito la propria estraneità ai fatti con un filo di voce: «Vogliono incastrarmi», ha lasciato intendere, senza mai uscire dalla formula cauta di chi sa di essere osservato.
I giorni romani tra perizie e silenzio stampa
Rimarrà qualche giorno nella Capitale, Sempio, in un tour forzato che lo porterà da uno studio professionale all’altro. Il Messaggero, che lo ha intercettato per primo, ha ricostruito il suo stato d’animo: quello di chi si sente braccato ma non intende cedere al panico. La perizia psicologica a cui si sottoporrà non è un atto dovuto, bensì una scelta tattica della difesa per anticipare eventuali contestazioni sulla sua personalità. In questa fase, l’indagato evita dichiarazioni pubbliche articolate: «Ogni cosa a suo tempo» è la sua liturgia, una barriera che lascia intendere un’attesa carica di tensione. E mentre a Montebello della Battaglia i colleghi del negozio di telefonia si limitano a un formale «è in ferie», Sempio cerca a Roma quelle risposte tecniche che, nelle sue intenzioni, dovrebbero restituirgli un’innocenza che lui dice di non aver mai smarrito. Il confronto con la procura di Pavia, per ora, si gioca su questi tavoli: consulenze, impronte contestate, tracce biologiche minuscole. E un uomo che si definisce innocente, mentre il tempo scorre lento tra i binari di Termini.




