Finalmente qualcosa si muove su lupi e avifauna migratoria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo anni di immobilismo e silenzio, qualcosa sembra muoversi nel panorama faunistico-venatorio italiano. A dirlo è Paolo Sparvoli, presidente dell’Associazione Nazionale Libera Caccia (ANLC), che commenta con un cauto ottimismo le recenti novità riguardanti la gestione del lupo e la revisione dei Key Concepts relativi ad alcune specie di avifauna migratoria. Sparvoli sottolinea come persino l’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, abbia finalmente riconosciuto la necessità di intervenire, correggendo le proprie stime sulla popolazione del grande carnivoro in Italia. Un passo significativo, che arriva dopo anni di dibattiti e tensioni tra ambientalisti, cacciatori e istituzioni.

In Trentino, i dati preliminari del monitoraggio 2024 mostrano una popolazione di lupi stabile, con 26 branchi identificati, lo stesso numero rilevato l’anno scorso. Questi numeri sono stati presentati durante l’ultima riunione del Tavolo grandi carnivori, dove l’assessore alle foreste Roberto Failoni ha ribadito l’impegno dell’Amministrazione nella gestione della specie. Failoni ha insistito sull’importanza della trasparenza e dell’informazione, sottolineando la necessità di promuovere comportamenti sicuri per tutelare sia le persone che gli animali domestici. Tra le novità, spiccano anche due casi di lupi confidenti, ovvero esemplari che hanno perso la naturale diffidenza verso l’uomo, un fenomeno che richiede particolare attenzione.

Sul fronte degli abbattimenti, l’ISPRA ha recentemente comunicato nuovi protocolli agli enti locali, stabilendo un tetto massimo annuo tra il 3% e il 5% della popolazione stimata, ovvero tra 100 e 160 esemplari su un totale di 3.300 lupi censiti nel 2021. Tuttavia, come precisa l’europarlamentare Verde Cristina Guarda, queste indicazioni non rappresentano un via libera alla caccia indiscriminata, ma piuttosto una regolamentazione più stringente delle deroghe già previste. Una precisazione necessaria, considerando le reazioni entusiaste di alcuni esponenti politici, che hanno parlato di una vera e propria svolta.

Intanto, il monitoraggio genetico degli orsi prosegue con intensità, mentre si discute della possibilità di autorizzare l’uso del “Bear spray” per gli operatori della Protezione Civile e i custodi forestali, uno strumento di difesa personale già diffuso in altre parti del mondo. Non mancano, purtroppo, episodi di cronaca nera, come il probabile avvelenamento di quattro lupi rinvenuti morti a Barco di Levico, un caso che richiederà ulteriori accertamenti e che riaccende i riflettori sui conflitti tra uomo e fauna selvatica.

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