Il dolore di Roberta de I Murr per la cugina Paola Siri e il nipote Mattia, vittime della strage di Finale Ligure

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte tra il 2 e il 3 settembre 2026 ha trasformato una villetta di Finale Ligure, in via dei Forti di Legnino, in un teatro di sangue e silenzio, una tragedia familiare che ha cancellato un'intera esistenza, quella della famiglia composta da Daniele Baruzzo, 59 anni, dalla moglie Paola Siri, architetto di 60 anni, e dal figlio Mattia, un ragazzino di appena 15 anni, promessa del calcio locale, uccisi nel sonno prima che l'uomo, impiegato nel settore automotive, si togliesse la vita con la stessa arma regolarmente detenuta.

A distanza di qualche giorno, il dolore si riversa sui social network attraverso le parole strazianti di chi quella famiglia la conosceva da vicino, come Roberta Murr, consulente di stile del noto duo televisivo e web "I Murr", che ha scelto di condividere con i propri follower il lutto che l'ha travolta: sua cugina Paola e suo nipote Mattia, i due innocenti spezzati da un gesto che appare incomprensibile.

Un appello alla sensibilità: "Impariamo a guardare chi soffre in silenzio"

Nel suo lungo e sentito post, Roberta Murr non si è abbandonata a facili ricostruzioni né ha cercato di indicare colpevoli al di fuori di chi ha impugnato la pistola, ma ha preferito lanciare un messaggio che trascende la cronaca nera per toccare le corde della prevenzione e dell'umanità, invitando i suoi seguaci a prestare maggiore attenzione a coloro che, magari accanto a noi, vivono un disagio profondo e silenzioso, un dolore che non gridano ma che, come in questo caso, può esplodere nella maniera più devastante.

Il riferimento della consulente di stile, che ha voluto ricordare la cugina con un commosso "Per mia cugina Paola", è un tentativo di trasformare la sofferenza privata in un insegnamento collettivo, un monito a non voltarsi dall'altra parte quando si intuisce che qualcuno sta affogando nei propri pensieri.

La pianificazione e i biglietti lasciati dall'omicida

Il quadro investigativo, che vede al lavoro i carabinieri di Albenga coordinati dal pm Maddalena Sala, si sta delineando attraverso gli elementi raccolti all'interno dell'abitazione, dove gli inquirenti hanno rinvenuto non una, ma diverse tracce scritte della follia di Daniele Baruzzo: si parla di quindici biglietti, forse anche di più, veri e propri post-it sparsi sul tavolo della cucina, contenenti pensieri frammentati e la spiegazione di un gesto che l'uomo aveva maturato nel tempo.

Tra quei messaggi, che la Procura sta esaminando con attenzione, emergerebbe la fotografia di un uomo segnato da tensioni familiari ritenute ormai insostenibili, ma anche da un dolore più antico, come quello legato alla recente scomparsa della madre, affetta da Alzheimer, e dalla preoccupazione per il figlio adolescente; secondo una prima ricostruzione, Baruzzo avrebbe atteso che moglie e figlio si addormentassero per agire, sparando prima al ragazzo nella sua stanza, poi alla donna, per poi puntare l'arma contro se stesso, dopo aver scritto le sue ultime volontà.

Il porto d'armi regolare e la visita medica superata

Uno degli aspetti che più hanno scosso l'opinione pubblica, in una Liguria già scossa da un altro dramma sull'A1, riguarda la piena regolarità della detenzione dell'arma utilizzata per la strage, una pistola per la quale Daniele Baruzzo possedeva il porto d'armi e che era solito utilizzare per esercitarsi al poligono di tiro.

La legge italiana, come noto, richiede per il rinnovo di tale licenza non solo una valutazione fisica ma anche un accertamento della stabilità psicologica del richiedente, ebbene, proprio nel corso del 2026, l'uomo aveva regolarmente superato la visita medico-psicologica, senza che fossero emersi segnali di un pericolo imminente per sé o per gli altri, un elemento questo che inevitabilmente riapre le ferite su un sistema di controlli che, troppo spesso, si dimostra incapace di intercettare il disagio profondo.

Il silenzio della F.B.C. Finale e il lutto cittadino

Di fronte a una tragedia che ha cancellato un'intera famiglia, la società calcistica in cui militava il giovane Mattia, la F.B.C. Finale, ha scelto la via del silenzio e del rispetto, proclamando ufficialmente il silenzio stampa per tutelare l'ambiente societario e i ragazzi del settore giovanile, già provati da una perdita che lascia tutti sgomenti.

Il club, che ha sospeso le attività fino a domenica 6 settembre, ha chiesto alla stampa di rispettare il momento di profondo dolore, mentre l'amministrazione comunale di Finale Ligure, attraverso le parole del sindaco Angelo Berlangieri, ha annullato tutte le manifestazioni previste nei giorni successivi e proclamerà il lutto cittadino in occasione dei funerali, non appena gli esami autoptici disposti dalla magistratura avranno restituito i corpi alle famiglie.

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