La parabola di Mourinho, tra esoneri e profezie
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
L’esonero di José Mourinho dal Fenerbahce, giunto in queste ore, si inserisce in un momento di particolare apprensione per la salute di Massimo Moratti, aggiungendo un tassello di malinconia a un quadro già carico di riflessioni sul tempo che scorre ineluttabile. La notizia, che pure arriva con il suo corredo di dettagli finanziari – una buonuscita da 15 milioni di euro per lui e il suo staff –, va ben oltre la semplice cronaca sportiva, delineando il capitolo più recente di una parabola che, ormai da anni, sembra seguire un copione ricorrente e ineluttabile.
Quello con il club turco, infatti, rappresenta il quinto licenziamento consecutivo per l’allenatore portoghese, il quale, dopo le esperienze terminate similmente al Chelsea (in due distinti periodi), al Manchester United, al Tottenham e alla Roma, vede ancora una volta interrompersi prematuramente il proprio rapporto lavorativo. Nonostante un bottino di 37 vittorie, 14 pareggi e 11 sconfitte in 62 partite, l’avventura si è conclusa, secondo quanto riportato da voci autorevoli come il giornalista Ivan Zazzaroni, non soltanto a causa dell’eliminazione dalla Champions League ma soprattutto in seguito ai durissimi attacci sferrati da Mourinho contro il presidente Ali Koç.
Proprio Zazzaroni ha ricostruito le dinamiche dell’acerbo conflitto, culminato in un acceso diverbio durante un’assemblea dei soci durante la quale Koç avrebbe addirittura definito “noioso” il tecnico, il quale, dal canto suo, aveva insinuato che il presidente preferisse dedicarsi a “festini a base di alcool” piuttosto che agli impegni sociali. Un clima di tensione insostenibile che, inevitabilmente, ha portato alla rottura.




