Crollano le crociere in Medio Oriente, la guerra spaventa gli italiani e le navi restano bloccate

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il braccio di ferro tra Iran e Stati Uniti, con i suoi strascichi di chiusure e blocchi navali, sta ridisegnando le rotte del turismo crocieristico. Se da un lato la voglia di viaggiare resta intatta, dall’altro l’allarme sicurezza sta letteralmente prosciugando la domanda per le destinazioni che si affacciano sul Golfo Persico. I dati parlano chiaro: se nel 2023 erano stati 1.110 i passeggeri italiani disposti a prenotare una vacanza in quelle acque, la proiezione per il 2025 crolla a 576 presenze, per poi toccare il fondo con appena 65 coraggiosi nei primi mesi del 2026. Un tracollo, questo, che non solo sta cambiando le abitudini degli armatori, ma sta anche spostando in massa l’interesse verso rotte ritenute più sicure, prime fra tutte quelle dei Caraibi.

A pagare il prezzo più alto di questa instabilità è la flotta di MSC Crociere, che si trova costretta a fare i conti con una logistica ferma a migliaia di chilometri dall’Europa. La nave MSC Euribia, un gigante dei mari fermo ormeggiato a Dubai dalla fine di febbraio, avrebbe dovuto già salutare i porti arabi per dirigersi verso il Nord Europa; il suo programma prevedeva una crociera di sette notti nei fiordi norvegesi, con partenza fissa da Kiel (Germania) fissata per il 2 maggio. Invece, ecco la doccia fredda per i viaggiatori: un comunicato ufficiale della compagnia ha ufficializzato la cancellazione dell’intera traversata, giustificando la scelta con il “blocco del traffico marittimo nel Golfo Persico” e la conseguente impossibilità di far rientrare la nave in tempo utile per l’appuntamento europeo.

Navi prigioniere nello Stretto di Hormuz

La situazione, in realtà, è molto più complessa di un semplice ritardo. Lo Stretto di Hormuz, quel sottile canale che divide la penisola arabica dalle coste iraniane e che funge da collo di bottiglia tra il Golfo dell’Oman e il Golfo Persico, è di fatto diventato una barriera invalicabile. Secondo le ricostruzioni, non solo la Euribia, ma ben sei navi da crociera sono attualmente intrappolate nella regione, impossibilitate a riprendere il largo verso l’Oceano Indiano. Oltre all’ammiraglia di MSC, nella stessa situazione versano le gemelle Mein Schiff 4 e Mein Schiff 5 della tedesca TUI, le due unità della greca Celestyal Cruises (Discovery e Journey) e la saudita Aroya Manara. Per loro, il semplice passaggio attraverso lo Stretto rappresenta al momento un azzardo inaccettabile, costringendo le compagnie a rivedere completamente i piani di stagione.

Effetti domino sul Mediterraneo

L’inerzia forzata di questi colossi ha conseguenze a cascata che si fanno sentire fin sulle nostre coste. Con le navi bloccate a Dubai, Abu Dhabi o Doha, i loro previsti “riposizionamenti” verso il Mediterraneo occidentale o il Nord Europa sono stati azzerati. Non si tratta solo della cancellazione della prima uscita della Euribia, ma di una vera e propria emorragia di capacità di trasporto che si ripercuote sull’intera estate. Per rispondere a questa emergenza, i grandi operatori stanno già ridisegnando le mappe: chi aveva prenotato una crociera in Medio Oriente si trova ora di fronte a un ventaglio di opzioni che vanno dal rimborso totale al trasferimento su rotte alternative, spesso in Occidente. La scelta di riposizionare le risorse sui Caraibi o sulle coste atlantiche non è più solo una strategia commerciale, ma una necessità operativa per sopperire ai posti letto persi in Asia Minore.

Un settore in apnea tra rimborsi e incertezze

L’aspetto più significativo di questa crisi, che ricorda per certi versi l’effetto domino della pandemia, è la paralisi della fiducia. La chiusura dello Stretto di Hormuz, unita alle tensioni militari degli ultimi mesi, ha gettato un’ombra lunghissima sulle prenotazioni. Le cifre fornite dagli analisti del settore indicano una contrazione verticale della domanda, con un effetto immediato sulle casse delle compagnie, costrette a gestire un numero abnorme di richieste di modifica e cancellazioni. Per MSC, come per le altre, la priorità è ora quella di gestire il “rientro” dei passeggeri ancora in zona (un’operazione che ha richiesto voli charter dedicati per riportare a casa i turisti rimasti coinvolti nel blocco) e di offrire voucher o spostamenti per chi aveva sognato una vacanza nel Golfo. Mentre la polvere si alza su quella regione, l’industria del tempo libero prova a tenere la barra dritta, consapevole che la guerra ha già cambiato le coordinate del prossimo orizzonte.

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