G7 Finanze, pronto lo svincolo delle scorte petrolifere per calmierare i prezzi
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Redazione Economia
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La risposta coordinata delle sette grandi potenze economiche alla crisi energetica innescata dal conflitto in Iran inizia a prendere forma, seppur tra le difficoltà di trovare un’intesa immediata e operativa. Al termine di una riunione straordinaria tenutasi in videocollegamento, i ministri delle Finanze del G7 hanno diffuso un comunicato congiunto nel quale si dichiarano pronti a intervenire con decisione sui mercati, arrivando a ipotizzare lo svincolo coordinato delle riserve strategiche di petrolio, un’arma che era già stata utilizzata in passato per fronteggiare impennate improvvise dei prezzi e che ora torna prepotentemente d’attualità. L’incontro, al quale hanno preso parte anche i vertici di Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Ocse e Agenzia Internazionale per l’Energia, è stato convocato per analizzare l’impatto delle ostilità in Medio Oriente, non solo sulla stabilità di una regione già di per sé complessa e frammentata, ma anche e soprattutto sulle precarie condizioni dell’economia globale, messa a dura prova da una nuova fiammata del costo delle materie prime.
L’allarme di Giorgetti sul potere d’acquisto e la competitività
Mentre i lavori del G7 procedevano a Bruxelles, il ministro dell’Economia italiano, Giancarlo Giorgetti, interveniva contestualmente alla riunione dell’Eurogruppo per lanciare un grido d’allarme che suona come un campanello d’allarme per l’intero sistema produttivo europeo. Secondo il titolare del Mef, l’escalation dei prezzi energetici, con il petrolio che ha ormai superato abbondantemente la soglia psicologica dei cento dollari al barile, rappresenta una minaccia esistenziale per economie manifatturiere come quella italiana, fortemente dipendenti dall’approvvigionamento estero. “Per noi distrugge il potere d’acquisto delle famiglie e altera la competitività delle nostre imprese”, ha dichiarato Giorgetti con tono preoccupato, sottolineando come l’aumento dei costi dell’energia non sia una semplice voce di bilancio ma un fattore in grado di erodere i risparmi dei cittadini e di vanificare gli sforzi delle aziende, che si trovano a competere ad armi impari con concorrenti situati in aree geografiche meno esposte a tali shock.
La tensione sui mercati finanziari, del resto, è palpabile e si traduce in cifre che raccontano di un’ansia diffusa tra gli investitori: Wall Street ha aperto la seduta in territorio ampiamente negativo, con il Dow Jones in calo dello 0,93%, il Nasdaq dello 0,91% e lo S&P 500 dello 0,84%, performance che riflettono il timore di una recessione indotta dai rincari. A peggiorare il quadro ci pensano le previsioni degli analisti, con quelli di Barclays che ipotizzano uno scenario a medio termine tutt’altro che rassicurante; gli esperti della banca britannica, infatti, non escludono che il prezzo del Brent possa raggiungere quota centoventi dollari al barile, qualora la situazione bellica in Iran, giunta al sesto giorno, “dovesse persistere per un altro paio di settimane”.
L’incertezza dei mercati e il ruolo strategico delle riserve
L’incertezza, come spesso accade in queste fasi convulse, diventa essa stessa un fattore di instabilità e alimenta una spirale speculativa che spinge i prezzi verso l’alto, innescando un circolo vizioso difficile da interrompere. “Sebbene nel corso della settimana si sia registrato un avvicinamento alla nostra previsione di cento dollari al barile, riteniamo ancora probabile che la situazione peggiori”, spiegano da Barclays, suggerendo che il mercato non abbia ancora prezzato del tutto gli scenari più estremi legati a un conflitto prolungato. È in questo clima di crescente fibrillazione che si inserisce l’annuncio del G7, un segnale forte che i ministri delle Finanze hanno voluto inviare ai mercati per dimostrare che esiste una volontà politica di contrastare la deriva dei prezzi e che gli strumenti, a partire dalle scorte strategiche, sono pronti all’uso.
L’ipotesi di uno svincolo delle riserve, va detto, non è una novità assoluta ma rappresenta un classico strumento di intervento straordinario cui i paesi industrializzati ricorrono nei momenti di maggiore tensione per immettere liquidità sul mercato e calmierare le quotazioni. La sua efficacia, però, è spesso legata alla tempestività e alla credibilità dell’azione, oltre che alla quantità di barili che si è disposti a mettere in circolo; per questo, il comunicato finale del G7 parla di un monitoraggio costante della situazione e della disponibilità a incontrarsi nuovamente, a dimostrazione che l’alleanza atlantica intende procedere con un approccio flessibile e modulabile a seconda dell’evoluzione del quadro bellico.




