Etiopia, riprendono i combattimenti in Tigray: almeno 52 civili uccisi, Amnesty chiede la sessione d'emergenza dell'Unione Africana
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Redazione Esteri
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I combattimenti sono ripresi nel Nord dell'Etiopia il 21 settembre, dopo mesi di tensioni mai risolte sui termini rimasti in sospeso dell'accordo di Pretoria del novembre 2022. Le forze federali etiopi stanno avanzando verso nord, in direzione del capoluogo regionale Mekelle, e hanno preso il controllo della città strategica di Alamata, nel Tigray meridionale. Nelle prime offensive nell'area sono stati uccisi almeno 52 civili e centinaia sono rimasti feriti in pochi giorni.
Vittime civili e infrastrutture colpite
Un operatore sanitario di alto livello dell'ospedale di riferimento Aydar di Mekelle ha riferito all'AFP di aver ricevuto 44 civili feriti in modo critico, tra cui 33 bambini, a causa dei bombardamenti su Maychew e Alamata tra sabato e lunedì. «Alcuni sono accecati, altri hanno gambe e mani amputate dai bombardamenti», ha dichiarato. Almeno quattro persone sono morte durante il trasporto verso l'ospedale. Un residente di Maychew ha raccontato che la città è stata bombardata sei volte e che i colpi hanno centrato un'area residenziale, uccidendo due persone di sua conoscenza.
Ad Alamata, un'area di mercato è stata pesantemente colpita sabato, provocando la morte di diversi civili.
La denuncia di Amnesty International
Amnesty International ha chiesto al Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione Africana di convocare una sessione d'emergenza sull'Etiopia, avvertendo che il conflitto si sta espandendo oltre il Tigray, coinvolgendo parti delle regioni Afar e Amhara. L'organizzazione ha dichiarato di aver ricevuto segnalazioni credibili di distruzione di obiettivi civili attraverso bombardamenti e attacchi aerei, oltre a un'intensificazione della coscrizione forzata e ad altri atti che potrebbero costituire violazioni del diritto internazionale umanitario.
«Il Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione Africana non può attendere che si verifichino atrocità di massa o un'impennata delle vittime civili prima di inserire l'Etiopia, suo paese ospitante, all'ordine del giorno», ha affermato Tigere Chagutah, direttore regionale di Amnesty International per l'Africa orientale e meridionale. L'organizzazione ha anche denunciato la distruzione di infrastrutture civili, tra cui diverse scuole, danneggiate o prese di mira durante attacchi aerei.
Blackout delle comunicazioni e crisi umanitaria
Le comunicazioni nella regione del Tigray sono in gran parte interrotte. Internet funziona a singhiozzo, i collegamenti telefonici sono compromessi e le banche, formalmente aperte, non consentono di ritirare contanti. Amnesty International ha definito l'interruzione delle comunicazioni nelle aree colpite dal conflitto «un modello ben documentato nei conflitti armati etiopi», sottolineando che tali restrizioni hanno spesso nascosto atrocità e isolato i civili dal mondo esterno. L'organizzazione ha chiesto alle autorità di ripristinare immediatamente l'accesso ai servizi di comunicazione.
Medici Senza Frontiere ha riferito che negli ultimi giorni oltre 700 feriti sono stati ricoverati negli ospedali che supporta nella regione.
La rottura diplomatica tra Etiopia ed Eritrea
Mentre infuria il conflitto nel Nord, il governo etiope ha ordinato a dieci diplomatici eritrei accreditati ad Addis Abeba di lasciare il paese entro 48 ore, accusandoli di attività che costituiscono «una minaccia diretta alla sicurezza nazionale». Il ministero degli Esteri etiope ha inoltre annunciato la chiusura dell'ambasciata del paese ad Asmara, motivando la decisione con «atti di ostilità e belligeranza diretti e indiretti dell'Eritrea contro l'Etiopia». L'Eritrea ha risposto rompendo tutte le relazioni diplomatiche, dichiarando di non avere «altra opzione che rispondere con reciprocità».
I due paesi avevano riaperto le rispettive ambasciate nel 2018, dopo aver siglato un trattato di pace a Gedda, in Arabia Saudita, in un processo che valse al primo ministro etiope Abiy Ahmed il Premio Nobel per la pace. Durante il precedente conflitto del 2020-2022, le truppe eritree avevano combattuto a fianco dell'esercito etiope contro le forze del Fronte di liberazione popolare del Tigray. Il governo di Asmara accusa ora Addis Abeba di perseguire da tre anni un'agenda di ostilità per ottenere un accesso sovrano al Mar Rosso.
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