Rally delle borse e incertezza geopolitica: i consigli di 38 gestori per la seconda metà del 2026
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Redazione Economia
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L'incertezza che continua a pesare sui mercati finanziari, alimentata dalle tensioni irrisolte tra Stati Uniti e Iran e dalla fragilità degli accordi diplomatici, non ha finora fermato la corsa delle Borse. Piazza Affari, in particolare, ha superato il tetto dei 53 mila punti, raggiungendo nuovi massimi storici trainata dall'entusiasmo per l'intelligenza artificiale e dal buon andamento dei bancari.
Questo clima di fiducia, per quanto diffuso, non deve però far perdere di vista l'obiettivo principale: selezionare titoli di qualità che possano generare rendimenti interessanti nel lungo periodo, magari guardando con maggiore interesse alle obbligazioni societarie piuttosto che a quelle governative.
Piazza Affari e l'azionario, la scelta resta predominante
Nonostante la volatilità e le tensioni geopolitiche, la parola d'ordine per la seconda metà del 2026 rimane "equity". È quanto emerge da un sondaggio condotto da L'Economia del Corriere della Sera, che ha coinvolto 38 tra le principali società di gestione italiane e internazionali.
Il campione include nomi di rilievo come Acatis Investment, Algebris Investments, Allianz Global Investors, Amundi, Anima Sgr, Arca Fondi Sgr, Banca Aletti, Banca Mediolanum, Banor SIM, BG Saxo, BlackRock, Candriam, Carmignac, Columbia Threadneedle Investments, DPAM, Eurizon Capital, Fidelity International, Franklin Templeton, GAM Investments, Generali Investments, Invesco, e J..
L'orientamento generale, dunque, resta favorevole all'azionario, ma con un approccio più selettivo rispetto ai mesi precedenti, data l'elevata incertezza sull'evoluzione del conflitto in Medio Oriente e le sue ricadute sull'inflazione e sulla crescita globale.
Intelligenza artificiale e dintorni: un entusiasmo da moderare
L'intelligenza artificiale è stata uno dei principali motori del rally, ma gli esperti invitano a non generalizzare. Secondo un'analisi di Schroders, i mercati stanno diventando più selettivi, premiando le aziende con una monetizzazione visibile, come il business cloud di Google, e mettendo in discussione quelle con rendimenti meno chiari, come era già accaduto in seguito ai risultati di Oracle. La preoccupazione per un ritorno sugli investimenti non adeguato nel settore è reale e potrebbe generare volatilità.
Come spiega Alex Tedder, CIO Equities di Schroders, un eventuale intoppo di un grande modello linguistico potrebbe colpire il sentiment dell'intero settore, ma i ricavi dell'IA non sono tutti uguali: una parte è nascosta in ricavi più ampi, ad esempio nelle piattaforme digitali che la usano per migliorare le performance pubblicitarie. Questo invita a una valutazione attenta e differenziata delle aziende tecnologiche.
La tregua fragile e le opportunità nei mercati emergenti
L'accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran, che ha previsto una proroga di sessanta giorni del cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz, è stato accolto con sollievo dai mercati, facendo scendere il prezzo del petrolio sotto gli 80 dollari al barile. Tuttavia, diversi analisti invitano alla cautela. Secondo Carlo De Luca di Gamma Capital Markets, si tratta più di una "pausa tattica" che di una pace strutturale, poiché il nodo nucleare e le sanzioni rimangono aperti. Anche Joseph V.
Amato di Neuberger sottolinea che i negoziati complessi sono ancora all'inizio. In questo scenario, l'allentamento delle tensioni sta comunque creando un contesto favorevole per i mercati emergenti. Il calo del petrolio e l'indebolimento del dollaro, come spiega Paulo Salazar di Candriam, migliorano le condizioni finanziarie dei Paesi importatori di greggio e potrebbero innescare una rotazione settoriale a favore dei materiali.
Le prospettive macro tra inflazione e banche centrali
Il quadro macroeconomico rimane complesso. Secondo il Bollettino Economico della Banca d'Italia, il conflitto in Medio Oriente ha peggiorato le prospettive per l'economia globale, con un impatto negativo sull'inflazione a causa del rialzo dei prezzi energetici. La BCE, nella riunione di marzo, ha lasciato invariati i tassi ufficiali, monitorando attentamente le conseguenze del conflitto.
Per l'azionario italiano, Luigi Dompè di Anima Sgr ritiene che i driver principali nel breve periodo, come il settore bancario sostenuto dal consolidamento e dai tassi, e la tematica dell'AI, resteranno centrali. In una prospettiva di medio termine, invece, suggerisce di guardare a settori come consumi e lusso, dove la contrazione dei multipli inizia a diventare significativa.




