Il biologo ferrarese ucciso in Colombia: la pista paramilitare e il mistero irrisolto
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Redazione Interno
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Alessandro Coatti, neurobiologo di origini ferraresi, è stato trovato morto in circostanze brutali nella regione colombiana di Magdalena, dove da anni operano gruppi paramilitari che controllano il territorio con metodi violenti. Il suo corpo, come altri tredici rinvenuti nell’ultimo anno, era stato smembrato e abbandonato in un sacco dell’immondizia, una firma che, secondo le autorità locali, riconduce al Clan del Golfo e alle Autodefensas Conquistadores de la Sierra.
Coatti, 35enne cresciuto a Longastrino, frazione di Alfonsine, aveva lasciato l’Italia cinque anni fa per trasferirsi prima a Francoforte e poi a Londra, dove aveva consolidato una carriera scientifica di prestigio. Abituato a viaggiare per lavoro, condivideva spesso la sua posizione in tempo reale con i genitori, per tranquillizzarli. Un’abitudine che, però, non è bastata a salvarlo.
Le indagini, ancora avvolte nel riserbo, stanno seguendo diverse piste. Se inizialmente si era parlato di un delitto passionale o di uno scambio di persona, ora l’ipotesi più consistente è quella del coinvolgimento dei gruppi armati. "Chi uccide in questo modo, qui, sono loro", ha spiegato Lerber Dimas, esperto di conflitti territoriali, al giornale El Tiempo. La zona, fino a poco tempo fa, era considerata inaccessibile senza il loro placet.
Quello che resta inspiegabile è il motivo per cui Coatti, uomo di scienza lontano da affari loschi, sia finito nel mirino di queste organizzazioni. C’è chi avanza l’ipotesi di un ricatto, chi pensa a un tragico equivoco. Quel che è certo è che la sua morte ha lasciato un vuoto nella ricerca e nella sua famiglia, che lo ricorda come un ragazzo brillante e affettuoso.




