I giudici ai picchiatori rossi: «Fate pure i vostri comodi». Altro che Stato di Polizia: per due dei tre fermati dopo la guerriglia che ha ferito oltre 100 agenti è stato disposto l’obbligo di firma, però «compatibilmente con le esigenze personali»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Procura di Torino, con un ricorso depositato lo scorso 12 febbraio e firmato dal procuratore Giovanni Bombardieri insieme all'aggiunto Emilio Gatti, ha chiesto al Tribunale del Riesame di ripristinare la custodia cautelare in carcere per Angelo Simionato, il ventiduenne originario del grossetano arrestato in relazione ai gravi disordini del 31 gennaio 2026 -2-4. L'atto d'appello, che mira a ribaltare la decisione della giudice per le indagini preliminari Irene Giani, contesta la scelta di applicare misure considerate meno afflittive di quanto richiesto dall'accusa per i tre manifestanti coinvolti nella guerriglia urbana scoppiata durante il corteo nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna -8. La richiesta della procura si concentra in particolare sulla posizione del giovane, ritenuto coinvolto nell'aggressione a un agente di polizia, episodio che aveva scatenato una dura reazione nell'opinione pubblica e tra i sindacati di polizia -10.

Le misure cautelari e il ricorso della procura

La decisione del giudice, giunta all'esito dell'udienza di convalida nei giorni immediatamente successivi agli arresti, aveva stabilito un regime differenziato per i tre indagati -5. Per Matteo Campaner e Pietro Desideri, entrambi torinesi, era stato disposto l'obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria, una misura che nei fatti ha consentito la loro immediata remissione in libertà nonostante la gravità delle accuse di resistenza a pubblico ufficiale e la partecipazione a una manifestazione degenerata in violenza -1. Per Simionato, invece, la giudice aveva optato per gli arresti domiciliari, una soluzione intermedia che la Procura considera ora inadeguata rispetto alla pericolosità sociale e al ruolo specifico che i magistrati inquirenti gli attribuiscono nei momenti più concitati degli scontri, quelli in cui un agente è stato accerchiato e colpito -10.

La posizione del sindacato di polizia

L'iniziativa della Procura torinese ha trovato un immediato e convinto sostegno nel Sindacato Autonomo di Polizia, nelle cui file milita anche l'agente rimasto ferito, quel Alessandro Calista che, come documentato dai filmati e dalle cronache, era stato attaccato con calci, pugni e un martello -9. Il segretario generale del SAP, Stefano Paoloni, ha definito l'appello contro le scarcerazioni una decisione importante, sottolineando come il messaggio che altrimenti si rischierebbe di mandare in circolazione sarebbe devastante per il senso civico e per la tutela dell'ordine pubblico -3. Paoloni, in particolare, ha voluto rimarcare la necessità che i professionisti del disordine, come li ha definiti, e coloro che si rendono protagonisti di devastazioni non possano agire impunemente, quasi che la violenza di piazza potesse essere derubricata a mera tensione sociale priva di conseguenze giudiziarie concrete -6.

Lo scenario giudiziario e i reati contestati

Il ricorso della Procura si inserisce in un quadro investigativo complesso, dove la Digos sta ancora mettendo a punto gli elementi per identificare con precisione i ruoli di ciascuno dei partecipanti alla guerriglia -10. Gli episodi di violenza, costati alla città di Torino danni per circa centosessantaquattromila euro secondo le prime stime, avevano visto una escalation preoccupante, tanto che gli inquirenti avevano inizialmente valutato l'ipotesi di contestare il reato di devastazione, un'ipotesi accusatoria di particolare gravità che, se confermata, avrebbe ulteriormente aggravato la posizione degli indagati -2. La richiesta di ripristino del carcere per Simionato rappresenta quindi il primo atto formale di una partita giudiziaria che si giocherà nei prossimi giorni davanti ai giudici del Riesame, chiamati a decidere se le misure alternative disposte dal gip siano effettivamente sufficienti a garantire le esigenze cautelari in un procedimento che vede lo Stato, attraverso i suoi rappresentanti in divisa, parte lesa -8.

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