Usa, via libera per 30 giorni alla vendita del greggio iraniano bloccato in mare: l’amministrazione Trump sospende le sanzioni su 140 milioni di barili
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Redazione Esteri
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L’amministrazione Trump ha concesso una deroga temporanea di trenta giorni alle sanzioni che colpivano il petrolio iraniano, autorizzando la vendita del greggio già caricato sulle navi e attualmente bloccato in mare. La decisione, formalizzata dal segretario al Tesoro Scott Bessent attraverso l’Office of Foreign Assets Control (Ofac), rappresenta un tentativo di arginare la corsa dei prezzi energetici in un contesto di conflitto aperto con Teheran, iniziato il 28 febbraio scorso. Si tratta di un’autorizzazione “a breve termine”, come precisato dallo stesso Bessent, che consente di smobilizzare circa 140 milioni di barili di greggio – una quantità che, ai valori correnti, si tradurrebbe in un flusso di cassa potenziale di circa 14 miliardi di dollari per il Paese nemico.
La mossa della Casa Bianca per alleviare le tensioni sull’offerta
Il provvedimento, contenuto nella General License U pubblicata dal Dipartimento del Tesoro, non riguarda nuove estrazioni o commesse future, ma si applica esclusivamente ai carichi imbarcati entro il 20 marzo. Bessent ha spiegato che il provvedimento mira a “immettere sui mercati globali” una mole di greggio che, altrimenti, rimarrebbe congelata dalle restrizioni, consentendo di “alleviare le pressioni temporanee sull’offerta causate dall’Iran”. L’obiettivo dichiarato è quello di “massimizzare il flusso di energia verso il mondo” e garantire la stabilità del mercato, sfruttando – paradossalmente – le stesse riserve iraniane per contrastare gli effetti economici del conflitto.
L’amministrazione ha inoltre sottolineato che, sebbene la Cina stesse accumulando questo petrolio a prezzi stracciati approfittando delle sanzioni, lo sblocco temporaneo renderà disponibile l’offerta anche ad altri acquirenti internazionali, aumentando la concorrenza e contribuendo a stabilizzare le quotazioni. “In sostanza, useremo i barili iraniani contro Teheran per mantenere bassi i prezzi”, ha dichiarato il segretario al Tesoro, sottolineando che l’accesso alle entrate per l’Iran rimarrà comunque ostacolato dal fatto che il Paese resta escluso dal sistema finanziario internazionale.
Le criticità logistiche e la risposta di Teheran
Nonostante l’apertura americana, la concreta immissione del greggio sul mercato si scontra con diverse complessità operative. L’autorizzazione non riguarda le spedizioni dirette verso Cuba, Corea del Nord o le aree dell’Ucraina occupate dalla Russia, e la sua validità è circoscritta al periodo fino al 19 aprile. Inoltre, l’amministrazione ha chiarito che si tratta di una misura “strettamente limitata” al petrolio già in transito, escludendo qualsiasi attività che possa essere interpretata come un allentamento strutturale della pressione massima sul regime.
Teheran, dal canto suo, ha subito sminuito la portata dell’iniziativa. Il ministero del Petrolio iraniano ha dichiarato di non disporre di greggio in eccedenza immagazzinato in mare, definendo le dichiarazioni di Bessent una “mossa psicologica” volta a influenzare il sentiment del mercato e ad attirare acquirenti. Un portavoce del ministero ha ribadito che “l’Iran attualmente non ha greggio rimasto in mare né volumi in eccesso destinati ad altri mercati internazionali”, smentendo di fatto l’esistenza di quei 140 milioni di barili pronti a essere venduti.
Il contesto geopolitico e lo scenario energetico globale
L’annuncio giunge in un momento di estrema tensione per i mercati energetici, segnati dalle ripercussioni della guerra in corso e dalla chiusura virtuale dello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per il 20% del petrolio mondiale e del gas naturale liquefatto. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche nella regione del Golfo hanno ridotto drasticamente il traffico delle navi cisterna, spingendo le quotazioni del Brent ben oltre la soglia dei 100 dollari al barile e alimentando le preoccupazioni della Casa Bianca per l’impatto su consumatori e imprese.
Questa deroga rappresenta la terza volta in circa due settimane che Washington concede una sospensione temporanea delle sanzioni petrolifere, dopo analoghi provvedimenti adottati per il greggio russo e venezuelano. Gli analisti del settore hanno osservato che, sebbene la mossa possa contribuire a rifornire i mercati asiatici – tradizionalmente i principali acquirenti di petrolio mediorientale – l’effetto reale sui prezzi resterà limitato finché lo Stretto di Hormuz non tornerà pienamente operativo.




