L’Ue avverte l’Ungheria: Mosca è un partner inaffidabile, anche sull’energia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Commissione Europea, attraverso le parole della vice portavoce capo Arianna Podestà, ha lanciato un monito chiaro a Budapest, ricordando come la Russia, nonostante gli accordi bilaterali di facciata, “abbia dimostrato” di non costituire un Paese sul quale si possa fare affidamento. Il riferimento, durante il briefing con la stampa tenutosi a Bruxelles, è andato dritto al settore energetico, quello storicamente più esposto alle pressioni del Cremlino, ma l’analisi della funzionaria ha allargato il discorso a molti altri ambiti nei quali Mosca avrebbe tradito le aspettative internazionali. Una dichiarazione che arriva a ridosso di una rivelazione destinata a infastidire non poco le cancellerie europee, e che getta un’ombra lunga sulle reali intenzioni del governo ungherese guidato da Viktor Orbán.

La “firma in sordina” e il piano in 12 punti

Secondo quanto ricostruito da Politico, che dice di aver ottenuto documenti redatti direttamente dal governo russo, l’Ungheria avrebbe siglato – senza alcuna comunicazione ufficiale – un accordo articolato in dodici punti finalizzato a espandere i legami economici, commerciali, energetici e culturali tra i due Paesi. I documenti, che secondo la testata “sottolineano in modo netto” quanto Budapest e Mosca sperino di avvicinarsi, raccontano di un’intesa ben più strutturata di una semplice dichiarazione d’intenti. Il piano, si legge, stabilisce misura per misura il grado di allineamento che i due governi intendono raggiungere, coprendo un ventaglio che va dal combustibile nucleare – settore delicatissimo per le forniture all’Europa – all’istruzione, passando per lo sport.

La data dell’incontro e i firmatari

A mettere nero su bianco l’intesa sarebbero stati, lo scorso 9 dicembre durante un faccia a faccia nella capitale russa, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó e il ministro della Sanità russo Mikhail Murashko. Un dettaglio, quest’ultimo, che ha sorpreso più di un osservatore: la presenza di un titolare della Salute tra i firmatari suggerisce che l’accordo tocchi anche capitoli insoliti per una normale cooperazione bilaterale, forse legati a scambi tecnologici o a programmi di formazione. La tempistica, inoltre, non è casuale: l’intesa è maturata in un momento in cui Orbán si appresta a correre per una nuova – e difficile – rielezione alla carica di primo ministro, prevista per domenica prossima.

Reazioni europee e il peso delle elezioni ungheresi

Proprio l’appuntamento elettorale, che tiene banco sulla scena politica magiara, offre una chiave di lettura aggiuntiva alla mossa della Commissione. Avvertire pubblicamente Budapest, richiamandola a un principio di lealtà nei confronti dei partner Ue, significa anche mettere in guardia gli elettori ungheresi sui rischi di un ulteriore avvicinamento a Mosca, in un momento in cui il blocco comunitario ha invece sospeso buona parte della cooperazione energetica con il Cremlino. Il piano in dodici punti, finora tenuto nascosto, rappresenta una sorta di controcanto rispetto alle posizioni ufficiali europee; e la sua esistenza, rivelata dalla stampa, rischia di complicare la campagna di Orbán, che si presenta agli elettori con la promessa di difendere gli interessi nazionali anche a costo di scontrarsi con Bruxelles.

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