Borsa, settimana in sordina: Milano piatta con Tim in calo e l’Opas di Poste
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Redazione Economia
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La prima seduta della settimana si è chiusa all'insegna della cautela per le Borse europee, con Piazza Affari che ha archiviato la giornata praticamente invariata. L'indice Ftse Mib ha infatti segnato un marginale -0,04%, attestandosi a 51.862 punti, in un contesto di mercato che ha risentito delle rinnovate tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dell'attesa per i conti trimestrali dei grandi colossi tecnologici americani.
La seduta, descritta dagli analisti come "fiacca" o "in sordina", ha visto il listino milanese muoversi in scia alle altre principali piazze del Vecchio Continente, tutte intorno alla parità ad eccezione di Londra, che ha subito un calo più marcato dello 0,7% in concomitanza con l'insediamento del nuovo primo ministro Andy Burnham.
A tenere banco, sul fronte macroeconomico, è stata soprattutto l'evoluzione del conflitto in Medio Oriente e le sue ripercussioni sul costo dell'energia, con il petrolio Brent che ha ritoccato quota 90 dollari al barile per poi attestarsi intorno agli 87,8 dollari, mentre il gas Ttf ad Amsterdam ha registrato un rialzo del 2,2% a 58,6 euro al megawattora.
L'Opas di Poste Italiane su Tim e i movimenti sul listino
Il dato più rilevante della giornata a Piazza Affari è stato senza dubbio l'avvio ufficiale del periodo di adesione all'Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (Opas) lanciata da Poste Italiane sulle azioni ordinarie di Telecom Italia (Tim). L'operazione, che si concluderà l'11 settembre, è finalizzata al delisting del gruppo telefonico e ha inevitabilmente catalizzato l'attenzione degli operatori.
Sul fronte dei prezzi, proprio Tim ha registrato una delle performance peggiori del listino, cedendo il 2,3%, mentre Poste Italiane ha subito un calo dello 0,9% circa, risentendo probabilmente dell'avvio di un'operazione complessa che ne impegnerà le finanze nei prossimi mesi.
In controtendenza rispetto al resto del mercato, si sono mossi invece i titoli del settore bancario, sostenuti dalle speculazioni su possibili operazioni di consolidamento: Intesa Sanpaolo ha guadagnato l'1,2%, mentre Unicredit e Banco Bpm hanno chiuso in rialzo rispettivamente dello 0,6%, con gli occhi puntati sulle possibili evoluzioni dell'offerta pubblica di scambio su Mps.
I fari accesi su Moncler, Amplifon e la corsa del tech
Tra i rialzi più significativi della giornata spiccano senza dubbio quelli di Moncler e Amplifon, che hanno guidato la classifica dei guadagni a Piazza Affari. Il titolo del gruppo del lusso ha messo a segno un +3,2%, sostenuto dall'attesa per la prossima pubblicazione dei conti trimestrali, mentre Amplifon ha guadagnato il 2,6%, beneficiando dell'annuncio dell'uscita dal mercato statunitense di un suo competitor diretto, Lxe Hearing.
Buona performance anche per il comparto tecnologico, con StMicroelectronics e Nexi che hanno guadagnato entrambe il 2%, in scia al rimbalzo del settore a Wall Street e in Europa dopo le recenti perdite. In questo contesto, gli investitori guardano con interesse alle prossime trimestrali di grandi nomi come Tesla, Alphabet e Intel, che potranno fornire indicazioni preziose sul ritorno degli ingenti investimenti in intelligenza artificiale.
Nel settore della difesa e dell'industria pesante, Fincantieri ha invece beneficiato di un maxi-ordine da 3 miliardi di euro per la fornitura di tre fregate al Portogallo, un annuncio che ha fatto salire il titolo dell'1,6%.
Le tensioni geopolitiche e lo spread
A pesare sull'umore dei mercati, oltre all'attesa per le trimestrali, è stata la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, che ha riacceso i timori per la sicurezza delle forniture energetiche provenienti dall'area del Golfo e dallo stretto di Hormuz. A complicare ulteriormente il quadro, è arrivato l'annuncio degli Houthi riguardo a un blocco marittimo contro l'Arabia Saudita, una mossa che potrebbe rendere più rischioso e costoso il transito delle navi nel Mar Rosso.
Nonostante queste turbolenze, il differenziale tra i titoli di stato italiani e tedeschi, lo spread Btp-Bund, è rimasto stabile a 82 punti base, con il rendimento del decennale italiano che è salito al 3,96%, un segnale che il mercato obbligazionario, per il momento, non ha subito particolari scossoni dalle tensioni internazionali. La seduta, dunque, si è conclusa in un clima di attesa, con gli investitori pronti a valutare i prossimi sviluppi sia sul fronte geopolitico che su quello delle comunicazioni aziendali.




