Poste, l’Opas su Tim e il disegno industriale che ridisegna i confini del gruppo
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Redazione Economia
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L’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Poste Italiane su Tim – un’operazione che, va detto subito, non rappresenta un semplice riassetto nel settore delle telecomunicazioni – ha finora catalizzato l’attenzione degli osservatori soprattutto sotto il profilo finanziario e della concentrazione tra due grandi player nazionali. Eppure, il vero nodo, quello che merita di essere analizzato con maggiore profondità, risiede piuttosto nella natura ibrida dei soggetti coinvolti e nella trasformazione strutturale che un’eventuale fusione comporterebbe. Da un lato, infatti, ci troviamo di fronte a un gruppo come Poste Italiane, la cui evoluzione negli ultimi anni – come testimoniano i continui investimenti in logistica e digitalizzazione – lo ha progressivamente allontanato dal perimetro originario del servizio postale per configurarlo come una piattaforma integrata, capace di abbracciare logistica, pagamenti, servizi finanziari e persino la relazione con la pubblica amministrazione.
L’equilibrio della partecipazione statale e il flottante in aumento
A chiarire alcuni aspetti cruciali di questa complessa partita è stato lo stesso amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, il quale – nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente Bloomberg TV – ha difeso l’operazione con argomenti che raramente emergono nel dibattito quotidiano. Un’eventuale fusione tra i due gruppi, ha precisato Del Fante, lascerebbe in mani pubbliche una partecipazione diluita di poco superiore al 50% nell’entità risultante dall’integrazione. Ciò significa, ha aggiunto, che “questo accordo aumenterebbe il flottante del gruppo, poiché la partecipazione statale nell’entità risultante dalla fusione scenderebbe dal 65% al 50% e nuove azioni verrebbero emesse a favore degli investitori di Tim”. Un passaggio, quest’ultimo, che getta luce su una strategia volta a ridurre il peso diretto dello Stato senza però rinunciare al controllo.
La missione londinese di Del Fante e il fronte internazionale
Proprio in queste ore, mentre l’Opas continua a tenere banco sulla stampa nazionale e internazionale, l’ad Del Fante si è volato a Londra per presentare l’operazione agli investitori della City, un viaggio che conferma l’importanza di raccogliere consensi oltre i confini nazionali. Non si tratta, evidentemente, di una semplice formalità: l’incontro con i grandi fondi e gli analisti anglosassoni – abituati a valutare operazioni di questo calibro con parametri severi – rappresenta una tappa obbligata per legittimare l’offerta anche sui mercati più esigenti. Nel frattempo, a Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, Poste Italiane prosegue senza sosta con il programma Locker Italia, un’iniziativa pensata per potenziare i servizi legati all’eCommerce anche nei piccoli Comuni, a dimostrazione di come la logistica di prossimità resti un pilastro della strategia complessiva del gruppo.
“O la cavalchi o non lo fai”: la visione di lungo periodo di Del Fante
L’offerta per il 100% di Tim, ha ribadito Del Fante nella stessa intervista a Bloomberg TV, guarda alle prospettive di crescita che si stanno aprendo in un settore strategico, profondamente in evoluzione, e non mancheranno gli investimenti per sostenere questa strategia. “È il momento di pensare a dove saremo tra 10-15 anni – ha detto l’ad – si tratta di un settore molto strategico e c’è una transizione in atto: o la cavalchi o non lo fai”. Una frase, questa, che racchiude la filosofia industriale dietro l’Opas: non un’operazione difensiva né tantomeno una semplice mossa speculativa, ma un tentativo di ridisegnare i confini tra logistica, servizi finanziari e connettività, in un’epoca in cui questi mondi tendono a sovrapporsi sempre più.




