Fucilate e chiodi sulle strade, la banda del nuorese finisce in manette

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una serie di rapine a mano armata, caratterizzate da una violenza inaudita e da metodi spregiudicati, ha tenuto con il fiato sospeso la provincia di Nuoro, fino allo smantellamento di un pericoloso gruppo criminale da parte della Polizia. L'operazione, che ha portato all'esecuzione di misure cautelari per sei persone e all'indagine di altri quattro complici, ha fatto luce su un modus operandi che non esitava a ricorrere a fucilate, pur di mettere a segno i colpi, e alla disseminazione di chiodi sulle strade, un espediente brutale per bloccare i veicoli portavalori e rendere possibile l'assalto.

I nomi e le origini della banda

Le indagini, coordinate dalla Procura di Nuoro, hanno identificato i presunti componenti del sodalizio, tutti residenti tra Orgosolo, Siniscola e Mamoiada. Sono finiti in carcere Michele Carta, originario di Siniscola, Antonio Saccheddu, Alessandro Dessolis, Giovanni Piras e Pasquale Musina, questi ultimi tutti di Orgosolo, insieme a Riccardo Mercuriu, di Mamoiada. Per Peppino Puligheddu, il più anziano del gruppo, è stato disposto il carcere ma risulta al momento irreperibile, il che aggiunge un tassello di inquietudine a un quadro già di per sé grave.

Un passato criminale già consolidato

Quello che emerge dai fascicoli, i quali dipingono il profilo di individui non nuovi alle attenzioni delle forze dell'ordine, è un curriculum delittuoso che spazia dal traffico di sostanze stupefacenti al possesso illegale di armi, fino ad arrivare a reati di estorsione. Alcuni di loro, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, vantavano persino rapporti, definiti "oscuri", con figure legate al mondo dei colletti bianchi, un intreccio che suggerisce connessioni più ampie e ramificate di quelle puramente esecutive delle rapine.

Le strategie e il modus operandi

La banda, che operava con una ferocia calcolata tra il Nuorese e l'Ogliastra, aveva perfezionato un sistema d'azione che faceva della rapidità e della sopraffazione i suoi punti di forza. L'uso di chiodi per forare gli pneumatici, una tattica volta a immobilizzare i bersagli in transito, si accompagnava all'impiego di armi da fuoco, impugnate per intimidire e, in almeno un caso, per aprire il fuoco contro i mezzi presi di mira. Una metodologia, questa, che lascia pochi dubbi sulla pericolosità del gruppo e sulla sua determinazione, elementi che rendono lo smantellamento un risultato di cruciale importanza per la sicurezza del territorio.

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