Il crollo del ponte sul Trigno, i sommozzatori cercano il disperso tra fango e corrente
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Redazione Interno
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Proseguono senza tregua, a cinquantasei ore dal cedimento parziale della campata, le ricerche del cinquantatreenne originario di Bisceglie, Domenico Racanati, il cui Corpo – o quel che ne resta dopo l’impatto con la struttura precipitata – giace probabilmente in un tratto cieco del fiume Trigno. La sua Fiat Bravo, della quale è stato recuperato soltanto il paraurti anteriore con targa ancora leggibile, è stata inghiottita insieme a lui giovedì mattina, quando l’ondata di maltempo che ha flagellato il basso Molise ha fatto collassare il ponte lungo la statale 16, al confine tra Abruzzo e Molise, nel territorio di Montenero di Bisaccia. Da allora, nessun’altra traccia.
Sommozzatori in azione, le squadre fluviali scandagliano fondali e sponde
Sul posto, i vigili del fuoco hanno dispiegato un dispositivo complesso: specialisti sommozzatori si calano a turno nelle acque gelide e torbide, mentre le unità fluviali – quelle dotate di gommoni a basso pescaggio – perlustrano la superficie del Trigno metro dopo metro. Altre squadre, definite “ordinarie” nella gergologia tecnica del soccorso, setacciano le sponde fangose con aste e sonar portatili. I fondali, resi insidiosi da detriti di cemento, rami e limo, vengono scandagliati a mani nude quando la visibilità lo consente, altrimenti con tasti ciechi. La forza della corrente, ancora sostenuta nonostante il miglioramento delle condizioni meteorologiche, complica ogni movimento: un sommozzatore, una volta in immersione, non può restare fermo più di pochi secondi senza essere spostato.
Il paraurti con targa, unico indizio sotto il troncone crollato
L’unico elemento concreto emerso finora è stato quel paraurti con targa, rinvenuto proprio sotto il troncone di ponte ancora penzolante, nella parte molisana del viadotto. I tecnici hanno verificato la corrispondenza del numero di targa con il veicolo intestato a Racanati, un marinaio di professione che quella mattina stava probabilmente rientrando verso casa dopo un turno di lavoro. Nessun testimone ha visto l’auto precipitare; il crollo è stato segnalato da automobilisti in transito sull’altro senso di marcia, i quali hanno notato il vuoto improvviso dove prima c’era l’asfalto. Da allora, le ricerche si concentrano in un raggio di circa due chilometri a valle del punto di cedimento, anche se gli idrologi consultati dai soccorritori non escludono che il possa essersi arenato più lontano, incastrato tra massi o radici sommerse.
Fango, detriti e visibilità nulla: la sfida dei vigili del fuoco
Ogni immersione dura al massimo venti minuti, poi i sub devono risalire e cedere il posto ai colleghi: l’acqua, a causa del fango trascinato dalla piena, ha una visibilità inferiore al mezzo metro. Per orientarsi, i sommozzatori usano corde guida fissate alle arcate superstiti del ponte e battono il fondale con aste metalliche, ascoltando il suono del contatto – un colpo sordo contro la roccia, uno stridio metallico se incontrano lamiere dell’auto. Le squadre fluviali, intanto, lanciano dalla riva droni subacquei con telecamere a infrarossi, ma anche questi strumenti vengono resi quasi inutili dalla torbidità dell’acqua. Nessuno parla più di salvataggio, ormai: il termine che circola tra gli operatori, a bassa voce, è “recupero”. Eppure le ricerche non si fermano, perché la legge impone di restituire ai familiari quel che resta di una vita.




