Maltempo in Molise, la tregua instabile del ponte di Pasqua non ferma i sommozzatori: si cerca il disperso nel Trigno
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Redazione Interno
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Il miglioramento delle condizioni meteorologiche, un miglioramento che si è manifestato in maniera progressiva dopo le violente precipitazioni dei giorni scorsi, non ha però fermato le lancette dell’emergenza. Se il cielo ha smesso di caricarsi di nubi minacciose e i corsi d’acqua mostrano i primi segni di rientro nei livelli di guardia, resta infatti completamente aperto il capitolo più drammatico di questa ondata di maltempo: la scomparsa di Domenico Racanati, il cinquantatreenne di Bisceglie inghiottito dal crollo del ponte sul fiume Trigno. Le ricerche dell’uomo, che era al telefono con la moglie proprio nel momento in cui la struttura ha ceduto lungo la Strada Statale 16, proseguono senza interruzione anche nella giornata di Pasqua, una scelta operativa che sottolinea l’urgenza e la disperazione di un ritrovamento che tarda ad arrivare.
Le operazioni di perlustrazione, che hanno ripreso il loro corso faticoso fin dalle prime luci dell’alba, vedono impegnati i Vigili del Fuoco in una configurazione complessa e multidisciplinare; sul posto sono schierati non soltanto le squadre ordinarie e quelle specializzate per il soccorso fluviale, ma anche i sommozzatori che scandagliano i fondali alla foce, dove la piena ha trascinato detriti e rottami. L’area interessata, situata a Montenero di Bisaccia nel territorio del basso Molise, rappresenta un fronte di ricerca difficile, ostacolato dalla corrente e dalla visibilità ridotta in un tratto di fiume che, fino a pochi giorni fa, era segnato dalla presenza di un cantiere per la ristrutturazione del ponte. La scoperta della targa dell’auto, una Fiat Bravo color champagne, ha fornito un indizio amaro ma preciso, confermando che il veicolo è finito nell’acqua, ma senza dare risposte definitive sulla sorte del conducente.
Il presidio del territorio e il coordinamento della protezione civile
Mentre i tecnici scandagliano l’alveo del Trigno, l’attenzione delle autorità si concentra sulla gestione delle macerie e delle criticità secondarie che il maltempo ha disseminato sul territorio. In questo contesto di ricostruzione della normalità, si inserisce la presenza del capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, che ha effettuato un sopralluogo nelle aree più devastate dalle piogge; un’ispezione effettuata in collaborazione con i vertici regionali per verificare di persona lo stato delle infrastrutture e coordinare l’assistenza alla popolazione rimasta isolata o colpita dai numerosi smottamenti. La situazione, sebbene in miglioramento, presenta ancora un quadro di fragilità idrogeologica diffusa; i segni del cedimento del terreno e le frane rappresentano un pericolo costante per gli abitanti delle zone interne e per gli stessi soccorritori, che avanzano con cautela tra le sponde fangose.
Nonostante la pausa pasquale abbia allentato la morsa dell’emergenza immediata, il dispositivo di ricerca non ha conosciuto soste. I mezzi anfibi, i droni per le ispezioni aeree e le motovedette della Guardia Costiera di Termoli continuano a battere la zona, concentrando gli sforzi a valle del punto del crollo, nella convinzione che la corrente abbia trascinato via ogni traccia. La tenacia dei soccorritori si scontra con il silenzio del fiume; ogni ora che passa, nella ricerca di un uomo di cui non si hanno notizie da quando la comunicazione telefonica si è interrotta bruscamente, alimenta l’ansia dei familiari che attendono sulla riva un aggiornamento che, per il momento, non arriva.
L’impatto del crollo e la viabilità in ginocchio
Il cedimento del ponte, un tratto della Statale 16 che rappresenta un’arteria fondamentale per la mobilità tra Abruzzo e Molise, ha causato disagi notevoli, costringendo gli automobilisti a lunghi percorsi alternativi. L’infrastruttura, già interessata da lavori di ammodernamento, non ha retto alla furia dell’acqua e alla pressione dei detriti trasportati dal Trigno in piena. Al di là del dramma umano, che resta al centro dell’attenzione mediatica, l’episodio riaccende i riflettori sulla vulnerabilità di alcune opere pubbliche italiane, esposte a eventi atmosferici estremi che ormai si susseguono con frequenza allarmante. In quest’ottica, i sopralluoghi delle autorità servono anche a stilare un primo bilancio dei danni, propedeutico alla richiesta di stato di emergenza e ai fondi per la ricostruzione.
Sul fronte strettamente operativo, la macchina dei soccorsi ha dimostrato una capacità di reazione importante, sebbene la natura dell’incidente lasci poco spazio all’ottimismo. Le squadre fluviali perlustrano metro dopo metro le sponde, mentre i sommozzatori si immergono nei punti dove il fondale è più insidioso; si cerca un, ma anche solo un frammento del veicolo che possa dare una direzione precisa alle ricerche. La Procura, intanto, ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità sul crollo, un iter che, come spesso accade in questi casi, sarà lungo e complesso, ma che parte dalla constatazione oggettiva di un cedimento strutturale avvenuto in un contesto di maltempo intenso.
La tregua meteo e la resilienza dei soccorritori
Il fatto che le ricerche proseguano a Pasqua, un giorno simbolico di rinascita e pausa, evidenzia la professionalità e il sacrificio dei dipendenti pubblici e dei volontari impegnati in questa drammatica battaglia contro il tempo e contro l’acqua. L’assenza di precipitazioni, in questo specifico momento, facilita le operazioni di volo degli elicotteri e la stabilità delle squadre a terra, offrendo una finestra logistica preziosa che i coordinatori dei vigili del fuoco non vogliono assolutamente sprecare. La loro è una corsa contro il destino, per restituire un nome e un volto a quella che al momento è solo una scomparsa, nell’attesa che il Trigno restituisca ciò che ha preso con violenza.




