Maltempo al centro-sud, il crollo del ponte sul Trigno e la ricerca del disperso: trovato il paraurti della sua auto
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Redazione Interno
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Le prime settimane di primavera, invece di regalare il consueto tepore, hanno trasformato il Centro e il Sud Italia in un teatro di frane, nubifragi e nevicate fuori stagione. Paesi interi restano isolati, i fiumi escono dagli argini e una scia di fango e detriti si allunga da una regione all’altra, mentre l’attenzione si concentra soprattutto su un episodio drammatico che coinvolge un uomo di cinquantatré anni, Domenico Racanati, la cui auto sarebbe stata inghiottita dal crollo parziale di un ponte sul fiume Trigno. Quella struttura – che di fatto collega l’Abruzzo al Molise – ha ceduto lungo la SS16, e da allora i Vigili del fuoco setacciano il tratto di fiume a valle senza sosta.
La dinamica, ancora avvolta in più di un’incertezza, si basa su pochi elementi concreti: la targa della Fiat Bravo condotta da Racanati è stata individuata proprio sotto il troncone della struttura finito in acqua, un dettaglio che ha orientato le ricerche. L’uomo, originario della Puglia, si trovava in viaggio verso Ortona quando la sua automobile sarebbe precipitata insieme a un pezzo del viadotto. Le operazioni, coordinate in queste ore anche dalla procura di Larino, procedono in un contesto di emergenza generalizzata che ha messo in ginocchio Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia, dove Anas – la società del gruppo FS Italiane – lavora senza tregua per rimuovere alberi caduti, fronteggiare esondazioni e liberare strade sepolte dal fango.
Il punto della procuratrice: due auto sul ponte, una si è salvata
A fare chiarezza – per quanto possibile in una fase ancora dominata dall’assenza di certezze – è stata la procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli, che ha ricostruito i secondi precedenti il crollo. Proprio mentre il viadotto veniva giù, ha spiegato il magistrato, due automobili stavano transitando: il conducente della prima è riuscito a mettersi in salvo, mentre la seconda vettura è finita nel vuoto insieme a un tratto della carreggiata. Una circostanza, quest’ultima, che ha trasformato la scomparsa di Racanati in una vicenda giudiziaria oltre che umanitaria, con i soccorritori che scandagliano il fiume in piena senza però avere ancora restituito il.
Le ricerche, ostacolate dalla corrente impetuosa e dai detriti trascinati dall’acqua, hanno però portato a un primo riscontro concreto. “È stato rinvenuto il paraurti con la targa dell’auto – ha riferito Antonelli – che è da ricollegare esattamente all’auto di cui noi parliamo”. Il reperto, ha aggiunto la procuratrice, è stato trovato “tra un pilone e un albero portato dalla corrente del fiume”, mentre il paraurti “ancora non è stato recuperato perché anche il recupero della targa è stato particolarmente laborioso”. Un indizio, questo, che conferma la presenza del veicolo nel punto esatto del cedimento, anche se le cause strutturali che hanno portato al collasso restano al momento oggetto di accertamento.
L’emergenza diffusa: nevicate record, frane e fiumi esondati
Mentre l’attenzione rimane concentrata sulla sorte del cinquantatreenne, il quadro meteorologico continua a tenere in scacco intere province. In Abruzzo, l’emergenza non riguarda soltanto le alluvioni: sui tratti montani si sono abbattute nevicate record, con accumuli eccezionali che hanno bloccato la viabilità secondaria e intrappolato alcuni centri dell’entroterra. Più a sud, la Sicilia ha fatto i conti con frane che hanno danneggiato automobili e abitazioni, mentre in Molise il terreno reso instabile dalle piogge torrenziali ha causato smottamenti a ridosso di alcune arterie strategiche.
La lunga lista delle criticità, puntualmente aggiornata da Anas, parla di cadute di alberi, allagamenti diffusi e tratti stradali trasformati in torrenti di fango. Le squadre dei Vigili del fuoco, impegnate su più fronti contemporaneamente, hanno dovuto operare una delicata riorganizzazione delle risorse per non indebolire le ricerche sul Trigno, dove ogni ora che passa riduce le speranze di ritrovare Racanati vivo. Un silenzio, quello degli inquirenti, che lascia spazio ai soli fatti accertati: la targa recuperata, il paraurti ancora da estrarre dall’acqua, e la testimonianza dell’automobilista sopravvissuto.
Sulla SS16 le operazioni non si fermano, mentre si contano i danni in mezza Italia
Il ponte sul Trigno, ridotto ormai a un ammasso di cemento e ferri contorti che pende sul fiume, rappresenta il simbolo più tragico di questa ondata di maltempo. Eppure non è l’unico nodo critico. Lungo la costa adriatica, paesi come quelli del fermano e del pescarese hanno subito interruzioni di corrente e blackout telefonici, mentre in Calabria i corsi d’acqua hanno superato il livello di guardia costringendo decine di famiglie a lasciare le proprie case. I tecnici di Anas, che non si fermano da giorni, parlano di una situazione in costante evoluzione, con nuove frane che compaiono all’improvviso proprio dove il terreno sembrava essersi stabilizzato.
Per Domenico Racanati, però, il tempo scorre in modo diverso. La sua Fiat Bravo, di cui ormai si conosce la targa e di cui è stato ritrovato il paraurti, resta sepolta sotto le macerie del ponte o trascinata a valle dalla piena del Trigno. I sommozzatori dei Vigili del fuoco continuano a perlustrare l’area intorno ai piloni, e la procura di Larino ha aperto un fascicolo – come è inevitabile in questi casi – per ricostruire eventuali responsabilità nella manutenzione del viadotto. Al momento, però, nessuna ipotesi è stata formalizzata, e l’unico dato che tiene banco è quello della ricerca, condotta metro dopo metro, tra silenzi e il rumore sordo dell’acqua che non accenna a calare.




