Raid notturni e allarmi a Kyiv: attacchi incrociati tra Ucraina e Russia con vittime a Odessa
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Redazione Esteri
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Nelle ultime settimane, la vita a Kyiv è stata stravolta da un ritmo serrato di allarmi e sospensioni, e la giornata di ieri ne ha fornito l'ennesima conferma: alle 10.08, quando la capitale ucraina era già in piena attività, è risuonata la sirena antiaerea, un suono che ormai scandisce le ore come un metronomo sinistro, seguito poco dopo da una serie di forti esplosioni percepite in vari punti del centro città; la minaccia, secondo le autorità locali, è stata dichiarata cessata alle 10.46, ma il senso di vulnerabilità è rimasto sospeso nell'aria, mescolandosi alla routine quotidiana di chi cerca di sopravvivere tra metro trasformate in rifugi e finestre sbarrate.
L'attacco su Odessa e il bilancio delle vittime
Se a Kyiv le sirene hanno scandito la mattinata senza provocare vittime dirette, non si può dire lo stesso per Odessa, dove un raid russo ha colpito duramente la città portuale, causando la morte di una persona e il ferimento di altre tre, con danni significativi che hanno interessato anche alcuni edifici residenziali, come ha confermato il capo dell'amministrazione militare cittadina, Oleg Lysak, in un messaggio pubblicato sul suo canale Telegram; Lysak ha scritto che "la mattinata a Odessa è iniziata con un attacco nemico", aggiungendo che alle vittime viene fornita l'assistenza necessaria,
Senza però fornire ulteriori dettagli sulle condizioni dei feriti o sulla natura precisa dei bersagli colpiti, mentre i soccorsi si sono attivati tempestivamente per mettere in sicurezza le zone più danneggiate e verificare la presenza di altre persone sotto le macerie.
La risposta ucraina: raid su Sochi e il deposito di petrolio
La replica di Kyiv non si è fatta attendere, e durante la notte l'esercito ucraino ha lanciato diverse ondate di attacchi contro Sochi, la nota località turistica russa affacciata sul Mar Nero, dove un drone ha provocato un incendio in un deposito di petrolio, secondo quanto riferito dalle autorità della regione di Krasnodar; le operazioni militari di Kiev, che hanno colpito anche una nave russa con un drone navale, sono state documentate dalla Marina ucraina, che ha diffuso le immagini dell'imbarcazione in fiamme, spiegando che la stessa era utilizzata per operazioni legate all'industria del
Petrolio e del gas, un settore strategico per l'economia russa e per il sostentamento dello sforzo bellico di Mosca. Gli attacchi incrociati, insomma, mostrano una fase del conflitto in cui entrambe le parti cercano di colpire infrastrutture chiave lontane dalle linee del fronte, allargando di fatto il raggio d'azione della guerra e coinvolgendo obiettivi che fino a qualche mese fa sembravano al riparo dalla portata dei missili e dei droni avversari.
La diplomazia in movimento: Witkoff e Kushner a Mosca
Mentre le esplosioni e gli allarmi segnano il territorio, sul fronte diplomatico si registrano movimenti significativi, perché una fonte dell'agenzia russa Tass ha confermato che i negoziatori statunitensi Steven Witkoff e Jared Kushner, figure legate all'amministrazione Trump, intendono recarsi nei prossimi giorni sia in Ucraina che in Russia; questa doppia missione, che segna un'intensificazione dei contatti tra Washington e le due capitali in guerra, arriva in un momento particolarmente delicato, quando le posizioni appaiono più polarizzate che mai e gli attacchi reciproci non accennano a
Diminuire, ma anzi si fanno più frequenti e distruttivi. La notizia, filtrata attraverso i canali russi, non ha ancora trovato una conferma ufficiale da parte delle istituzioni ucraine o statunitensi, ma alimenta comunque le speranze di chi vede nella mediazione esterna l'unica via per uscire da un'impasse che sembra non avere fine, anche se sul terreno la realtà dei fatti parla ancora di bombe, vittime e infrastrutture in fiamme, con Odessa che piange i suoi morti e Sochi che conta i danni degli incendi notturni.
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