Dengue nel Livornese, due trentenni ricoverati dopo il rientro dal Sud-Est asiatico
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Redazione Salute
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Due residenti della provincia di Livorno, un uomo e una donna poco più che trentenni, sono risultati positivi al virus della Dengue al termine di un viaggio nel Sud-Est asiatico. I due, presentatisi al Pronto soccorso dell’ospedale di Cecina con febbre alta e sintomatologia riconducibile a un’infezione virale, sono stati rapidamente presi in carico dal personale sanitario; gli accertamenti, eseguiti con il supporto del reparto di Malattie Infettive, hanno consentito di formulare una diagnosi tempestiva, elemento cruciale per attivare le procedure di sicurezza previste in questi casi. Entrambi i pazienti, che non presentano al momento criticità cliniche rilevanti, sono stati ricoverati in osservazione proprio nel reparto di Malattie Infettive del presidio ospedaliero di Livorno, dove rimangono sotto controllo.
La trasmissione del virus e il ruolo della zanzara tigre
La diagnosi di Dengue, in questo specifico contesto, attiva immediatamente un protocollo di sanità pubblica ben definito, legato alle peculiarità della trasmissione del virus. Non essendoci, infatti, contagio diretto da persona a persona, il rischio di diffusione locale è legato esclusivamente alla presenza di un vettore: la zanzara tigre (*Aedes albopictus*). Se un esemplare di questa specie punge un individuo infetto durante i primi giorni della malattia – la cosiddetta fase viremica – può successivamente trasmettere il virus pungendo un’altra persona, innescando così un potenziale focolaio autoctono. È proprio per interrompere questo possibile ciclo di trasmissione che il Dipartimento della Prevenzione dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest, come prevede la legge, ha prescritto al Comune di Cecina un intervento urgente di disinfestazione nelle aree pubbliche circostanti l’ospedale e nel Parco Pertini, un’area verde frequentata situato nelle vicinanze.
L’intervento di disinfestazione come misura precauzionale
L’intervento, partito nella mattinata di venerdì 27 marzo, ha comportato la chiusura del Parco Pertini per le ventiquattr’ore successive al trattamento, un’operazione standardizzata che mira ad abbassare drasticamente la densità delle zanzare adulte (tramite interventi adulticidi) e a neutralizzare le larve presenti nei focolai (tramite larvicidi). Si tratta, va precisato, di una misura di carattere prettamente precauzionale: la tempestiva ospedalizzazione dei due pazienti e la conseguente azione di profilassi ambientale riducono in maniera significativa, secondo le stime dei tecnici sanitari, il già remoto rischio di una trasmissione autoctona sul territorio. L’obiettivo immediato delle autorità sanitarie, in questo frangente, è eliminare qualsiasi potenziale vettore nelle aree frequentate dai malati prima della diagnosi, un passaggio fondamentale per contenere il fenomeno che, di fatto, si configura come una “gara contro il tempo” tra l’individuazione del caso e l’eliminazione dell’insetto.
La gestione dei casi importati nel contesto italiano
Il caso di Cecina si inserisce in un quadro epidemiologico noto per il territorio italiano, dove episodi di Dengue “importata” – ovvero contratta in aree endemiche come il Sud-Est asiatico, l’America centrale o meridionale – vengono gestiti con questo tipo di protocolli consolidati. La prassi seguita dall’Asl Toscana Nord Ovest, che coordina l’azione con le amministrazioni comunali per le disinfestazioni straordinarie, riflette l’approccio standardizzato adottato per prevenire la radicazione del virus in aree temperate. L’attenzione rimane alta, considerando che il cambiamento climatico e la presenza stabile della zanzara tigre sul territorio nazionale rendono la sorveglianza entomologica e la rapidità nell’intervento strumenti essenziali per la salute pubblica. I due trentenni rimangono ricoverati, ma il quadro clinico, riferiscono le fonti sanitarie, non desta al momento particolare preoccupazione, lasciando intendere che si tratti di forme gestibili della malattia, spesso caratterizzate da febbre e dolori articolari, anche se il monitoraggio resta costante.




