Piazza affari regge il colpo grazie a Stm, ma lo stallo in Iran frena l’europa
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Redazione Economia
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Il mattino di contrattazioni a Milano si tinge di rosso, ma le perdite – contenute attorno allo 0,2% – raccontano solo una parte della storia, quella in cui un gigante della microelettronica riesce a fare da contrappeso a un vento geopolitico che soffia gelido da Oriente. A trascinare il Ftse Mib verso un tonfo ben più profondo sarebbe stato certamente il clima di rinnovata avversione al rischio, quel nervosismo diffuso che ormai da giorni alimenta lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran; eppure, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da una seduta contrassegnata dal caro-petrolio e dalle vendite trasversali sulle principali piazze dell’Eurozona, il listino milanese limita il danno. Il merito, in larga parte, va riconosciuto a STMicroelectronics, le cui azioni hanno impresso un’accelerazione veemente nell’ordine dell’8% dopo la diffusione dei conti trimestrali: una reazione, quella del mercato, che premia numeri giudicati solidi e, soprattutto, una guidance capace di sorprendere in positivo.
Il rally di Stm non basta, il listino chiude la prima metà in calo dello 0,35%
Nonostante il balzo del titolo – attestatosi attorno a un +6,8% al giro di boa della seduta, con punte ben più sostenute nelle contrattazioni più liquide – il Ftse Mib si presenta a metà giornata in territorio negativo, cedendo lo 0,35% dopo aver vanamente tentato un recupero in tarda mattinata. A pesare sull’umore degli investitori è soprattutto il fronte energetico, dove il Brent ha ripreso a correre toccando quota 103,7 dollari al barile (+1,8%), mentre il Wti si porta a 94,76 dollari (+1,95%). Le due variabili, del resto, viaggiano intrecciate: lo Stretto di Hormuz resta chiuso, una circostanza che di per sé strangola parzialmente i flussi petroliferi, e la situazione in Iran non accenna a sbloccarsi. Di riflesso, le Borse del Vecchio continente arrancano tutte, da Francoforte a Londra, con l’unica, parziale eccezione di Parigi, dove oltre a Stm spiccano i rialzi di L’Oréal ed EssilorLuxottica. I future americani, nel frattempo, puntano al ribasso dopo i record delle sedute precedenti, suggerendo che nemmeno Wall Street offrirà un cuscino nella seconda parte della giornata.
Petrolio in corsa e trimestrali sotto la lente, l’attenzione si sposta sui Pmi
L’elemento che tiene alta la tensione, spiegano gli operatori di piazza Affari, non è soltanto il rincaro dell’oro nero – sempre capace di innescare spirali inflattive e di irrigidire le attese sulle banche centrali – ma anche il quadro macroeconomico che emerge dai primi indicatori congiunturali. I Pmi, quelli relativi all’attività manifatturiera e dei servizi, indicano una contrazione; un segnale, questo, che viene letto come l’ennesima crepa su un edificio già provato dalle tensioni geopolitiche. Non a caso, l’attenzione degli investitori resta incollata alle trimestrali in arrivo: se Stm ha mostrato i muscoli, altri titoli dovranno dimostrare di saper navigare in un contesto dove i costi dell’energia erodono i margini e l’incertezza frena gli ordini. La chiusura dello Stretto di Hormuz, di per sé, non è un fatto nuovo per i trader, ma la sua persistenza – unita al fallimento dei canali diplomatici tra Washington e Teheran – trasforma un rischio contingente in una variabile strutturale di breve periodo.
Milano regge meglio delle altre, il divario lo fa un gigante dell’elettronica
Se si osserva il quadro d’insieme delle Borse europee, emerge una divergenza significativa: Parigi resiste meglio grazie a un mix di titoli lussuosi e industriali, Milano subisce ma non crolla, Francoforte e Londra soffrono senza un vero volano. E proprio in questo differenziale si legge il peso specifico di STMicroelectronics, la cui trimestrale ha consegnato ricavi previsti per il secondo trimestre pari a 3,45 miliardi di dollari, una cifra superiore alle attese del mercato che si fermavano a 3,21 miliardi. A convincere non sono solo i numeri, ma la fiducia mostrata dall’azienda sull’intelligenza artificiale: un segmento, quello dell’AI, che continua a rappresentare un’ancora di salvezza per tutto il comparto dei semiconduttori, nonostante le turbolenze cicliche. Il resto del listino, invece, sconta l’avversione al rischio generalizzata, con le vendite che si concentrano sui titoli più esposti al ciclo energetico e a quelli legati ai consumi discrezionali. Lo stallo negoziale tra Stati Uniti e Iran, insomma, non è ancora risolto, e finché lo Stretto di Hormuz resterà chiuso il petrolio continuerà a dettare l’agenda dei mercati.




