Piazza Affari in rosso per lo stallo in Iran, mentre Stm vola e gli istituti di credito arretrano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ultima seduta della settimana a Piazza Affari si tinge di rosso, complice un quadro geopolitico che non accenna a schiarirsi. Oltre al consueto stillicidio di dati macroeconomici, sono le tensioni in Medio Oriente a mettere la museruola agli indici, con lo Stretto di Hormuz – una delle arterie commerciali più critiche per il rifornimento petrolifero mondiale – ancora chiuso e con l’Iran che, di fatto, ostenta il proprio controllo sulla zona. Alle 11.35 il FTSEMib registrava una flessione dell’1,04%, attestandosi a 47.408 punti dopo aver oscillato, nel corso della mattinata, tra un minimo di 47.341 e un massimo di 47.688. Sulla stessa lunghezza d’onda il FTSE Italia All Share (-1,03%), mentre scendono anche il Mid Cap (-0,84%) e lo Star (-0,98%). Una cautela, questa, che accomuna gran parte del Vecchio Continente, dove la maggior parte dei listini arranca: la notizia del fallimento dei colloqui di pace sponsorizzati dagli Stati Uniti, unita alla diffusione di un video propaganda da parte di Teheran che mostra un commando all’opera su una cargo, hanno rispedito nell’armadio ogni ottimismo di breve termine, rendendo vani i timidi tentativi di recupero della vigilia.

L’eccezione Parigi e la resistenza dei semiconduttori

A rompere l’apparente monotonia del ribasso generalizzato ci pensa Parigi, o meglio, ci pensano due suoi gioielli industriali: Stm e L’Oréal. La piazza francese riesce a tenere testa alla marea negativa grazie ai balzi di questi due giganti, sebbene ci siano flessioni significative altrove. A Milano, l’effetto traino è rappresentato quasi esclusivamente da StMicroelectronics, che prosegue la sua corsa in territorio positivo: il titolo è sostenuto dalla pubblicazione di conti del primo trimestre che hanno ampiamente superato le aspettative degli analisti, tanto da far dimenticare – almeno per un giorno – le fibrillazioni legate alle forniture globali. L’azienda di semiconduttori ha infatti annunciato ricavi previsti per il secondo trimestre pari a 3,45 miliardi di dollari, una cifra nettamente superiore alle stime del mercato che si fermavano a 3,21 miliardi. Una previsione, quest’ultima, che segue i risultati positivi dei primi tre mesi dell’anno e che conferma la resilienza del settore hi-tech anche in un contesto di tassi elevati e incertezza bellica.

Banche in affanno e il dossier Mps-Generali

Se il settore tecnologico regge il colpo, lo stesso non si può dire del comparto bancario che, a Piazza Affari, arretra in modo trasversale. A pesare sulle quotazioni non è solo l’aumento dell’avversione al rischio, ma anche alcune manovre di corridoio che agitano le acque della finanza italiana. A tenere banco – è il caso di dirlo – è il futuro dell’azionariato di Generali, con il Monte dei Paschi di Siena che si trova al centro di un vivace tam tam giornalistico. Secondo alcune indiscrezioni raccolte dalla stampa estera, l’istituto senese starebbe valutando la cessione della propria rilevante quota nel Leone, una mossa che servirebbe a fare cassa in vista di una possibile integrazione con Banco Bpm. Fonti vicine alla banca avrebbero però prontamente smentito l’esistenza di un piano formale in tal senso, definendo la partecipazione in Generali un asset “piacevole da avere”; eppure, il semplice profilarsi di uno scenario del genere – che coinvolgerebbe le primissime fila del capitalismo tricolore – è bastato a innervosire i mercati, in attesa di sviluppi più chiari sull’effettiva volontà di procedere a un’operazione di questa portata.

Il controllo iraniano sullo Stretto e il prezzo del greggio

Il filo rosso che lega queste flessioni è dunque sempre lo stesso, e si dipana lungo le coste iraniane dove la tensione diplomatica è ormai arrivata a un punto di non ritorno. Dopo il fallimento dei negoziati che avrebbero dovuto riaprire i corridoi marittimi dello Stretto di Hormuz, l’Iran ha intensificato la propria posta in gioco mostrando, attraverso la propaganda ufficiale, le proprie capacità di interdizione navale. Le immagini del commando a bordo del motoscafo che assalta la nave cargo hanno impresso un’accelerazione alla fuga dagli asset rischiosi, gettando un’ombra lunga non solo sulle borse, ma anche sulle prospettive dei prezzi energetici. A nulla è servito l’atteggiamento della Casa Bianca che sperava ancora in una riapertura della via d’acqua: al momento, l’unico dato certo è che il crocevia petrolifero rimane blindato, alimentando l’inflazione e frenando quella ripresa economica che gli investitori avevano timidamente iniziato a scontare nelle sedute precedenti. In questo frangente, anche il differenziale tra Btp e Bund ha subito leggere oscillazioni, segnalando la consueta sensibilità dell’Italia alle turbolenze esterne, mentre le altre piazze europee – da Francoforte a Londra – confermano la debolezza generalizzata di una vigilia di weekend all’insegna della prudenza.

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