Piazza Affari regge grazie a Diasorin e Stm, male Leonardo e Avio per lo stallo sulla pace

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta dell’11 maggio 2026, nonostante un contesto internazionale ancora segnato dalla crisi mediorientale, ha regalato alcuni segnali contrastanti ai trader di Borsa Italiana. Il FTSEMib, che ha toccato un minimo di 49.226 punti prima di risalire fino a 49.527, ha chiuso la prima parte della giornata con un frazionale rialzo dello 0,11% attestandosi a 49.343 punti. Una tenuta che non si è vista altrove, dal momento che le principali piazze finanziarie europee – Francoforte in calo dello 0,2% e Parigi addirittura a -0,9% – hanno faticato a trovare una direzione comune; Londra, invece, ha messo a segno un +0,15%, mentre l’Euro Stoxx 50 ha lasciato sul terreno lo 0,16%.

Il peso del silenzio diplomatico sul sentiment

Lo stallo nei negoziati di pace in Medio Oriente, una situazione di limbo che ormai si trascina da settimane, continua a influenzare le scelte degli investitori, i quali – va detto – sembrano gradualmente abituarsi al continuo botta e risposta tra le parti. L’Iran, attraverso la mediazione del Pakistan, ha consegnato la propria risposta alla proposta statunitense per avviare colloqui di pace, una proposta che aveva al centro la richiesta di cessazione del conflitto su tutti i fronti. La controproposta di Teheran, tuttavia, si è rivelata particolarmente articolata e, agli occhi dell’amministrazione Trump, inaccettabile: prevede infatti risarcimenti per i danni di guerra, il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz, la fine del blocco navale americano, garanzie contro nuovi attacchi e – elemento non secondario – la revoca delle sanzioni.

La reazione di Trump e il volo del petrolio

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha usato mezzi termini per definire "totalmente inaccettabili" le condizioni poste dall’Iran. Una presa di posizione che ha immediatamente fatto guadagnare terreno ai titoli energetici, i quali beneficiano (come spesso accade in questi frangenti) dell’aumento delle tensioni geopolitiche. Il Wti americano è salito a 98 dollari al barile, mentre il petrolio ha toccato quota 104 dollari. A Piazza Affari, in questo clima di incertezza, i petroliferi hanno cavalcato l’onda: Saipem ha registrato un rialzo del 2%, in scia anche al traino dei listini asiatici legati all’intelligenza artificiale che ha spinto i tecnologici. Stessa percentuale di guadagno per Stm (+2%), mentre Diasorin ha messo a segno un deciso rialzo, senza che al momento siano stati resi noti dettagli aggiuntivi su specifiche operazioni societarie.

Difesa in affanno, l’eccezione di Milano

All’opposto, i titoli della difesa hanno pagato il prezzo più alto dello stallo diplomatico. Leonardo e Avio hanno chiuso la mattinata in netto calo, probabilmente per un riposizionamento degli investitori che temono un prolungamento del conflitto senza però un pieno ritorno agli ordini record del passato. Nel complesso, nonostante Milano sia riuscita a mantenersi in territorio positivo (+0,3% a metà seduta), lo scenario resta frammentato: l’ordine sparso delle Borse europee racconta di un mercato che non sa ancora da che parte voltarsi, con il baricentro rappresentato proprio dal prezzo del greggio e dalle prossime mosse diplomatiche – delle quali, per ora, non si intravede una soluzione imminente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.