La primavera va in pausa, torna la neve sui monti del Centro Italia con accumuli fino a trenta centimetri
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Redazione Interno
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Dopo una prima decade di marzo che aveva fatto assaporare un anticipo d’estate, con l’alta pressione a dominare la scena e temperature che in molte località avevano superato abbondantemente i venti gradi, l’atmosfera ha deciso di cambiare registro, riportando l’inverno calcare la scena con un colpo di coda che, a dire il vero, non era stato messo in preventivo dai più. La seconda metà del mese, infatti, si è aperta all’insegna di una variabilità che, secondo quanto spiegano gli esperti del settore, porterà con sé un quadro meteorologico decisamente più dinamico e, per certi versi, sorprendente, considerato che orami l’equinozio è alle porte.
Un ribaltone atmosferico dovuto all’aria fredda dai Balcani
Il responsabile di questa brusca inversione di tendenza, come confermano i meteorologi, è da ricercarsi nell’interazione tra un vortice ciclonico posizionato tra la Libia e la Sicilia e una contemporanea, e piuttosto decisa, irruzione di aria decisamente più fredda in arrivo direttamente dall’Europa centrale e dalla zona balcanica. Questo contrasto termico, un vero e proprio scontro tra masse d’aria di diversa origine, sta generando condizioni di spiccata instabilità che colpiranno in particolare il versante adriatico e il Centro-Sud. Lorenzo Tedici, meteorologo di iLMeteo.it, intervistato in merito a questo improvviso ritorno del freddo, ha parlato di un vero e proprio "bis" invernale, dopo la nevicata che tra il 14 e il 15 marzo aveva già imbiancato il Nord-Ovest. Ora, però, il bersaglio principale diventa l'Appennino Centrale, con i fiocchi che andranno a posarsi in un contesto paesaggistico quantomai suggestivo, quello dei primi germogli primaverili, creando un contrasto affascinante ma, al contempo, potenzialmente insidioso per l'agricoltura.
Neve a bassa quota e accumuli consistenti sui rilievi
L'elemento più rilevante di questa fase meteorologica, e che maggiormente sta catturando l'attenzione degli addetti ai lavori, è senza dubbio il previsto abbassamento della quota neve, la quale sulle Marche, così come in Umbria, Abruzzo e Molise, potrà spingersi fin verso i seicento-settecento metri di altitudine, un valore che riporta le lancette del calendario indietro di qualche mese. Non si tratta, quindi, di una semplice spruzzata, ma di una vera e propria imbiancata: secondo le stime fornite da Pierluigi Randi, meteorologo e presidente dell’Associazione meteo professionisti (Ampro), nelle aree più colpite, in particolare tra il Maceratese e l’Ascolano, al confine con l’Abruzzo, gli accumuli potrebbero raggiungere e in alcuni casi superare i venti-trenta centimetri, specialmente sulle cime più elevate come quelle dei Monti Sibillini. Il limite delle nevicate, durante le fasi più intense dei rovesci, potrebbe scendere temporaneamente anche sotto gli ottocento metri, imbiancando così località di alta collina dove la neve, in questo inverno particolarmente povero di precipitazioni, si era vista davvero poca. A tal proposito, una recente indagine della Fondazione Cima ha stimato per gli Appennini un deficit stagionale di accumulo nevoso che tocca punte del settantatré per cento rispetto alle medie del periodo, un dato che rende questo episodio ancora più significativo.
Venti forti e sensazione di freddo pungente con l’effetto wind-chill
Oltre alla neve, un altro protagonista di questi giorni sarà il vento, con correnti settentrionali come Bora, Grecale e Tramontana che soffieranno con una certa intensità, specialmente lungo le coste e sui settori appenninici. La combinazione tra le basse temperature e la ventilazione sostenuta porterà con sé un fenomeno noto come "wind-chill", ovvero quella sensazione di freddo percepito dal umano che risulta essere nettamente inferiore alla temperatura effettivamente registrata dal termometro. Il vento, spazzando via il sottile strato d'aria calda che si forma a contatto con la pelle, aumenta la dispersione termica, facendo avvertire il clima come più rigido di quanto non sia in realtà. Un effetto, questo, che renderà l'atmosfera particolarmente pungente, in special modo durante le ore serali e notturne, quando le minime scenderanno ulteriormente, toccando valori prossimi allo zero o addirittura negativi nelle conche appenniniche più riparate, dove l'aria fredda tenderà a ristagnare e ad accumularsi.
Le campagne sotto osservazione per il rischio gelate
Proprio questo brusco calo delle temperature minime, previsto in particolare tra giovedì e l'inizio del fine settimana, tiene con il fiato sospeso gli agricoltori. Dopo un periodo mite che aveva favorito il risveglio vegetativo di molte colture, con frutteti e vigneti già in piena fase di sviluppo, il ritorno del gelo rappresenta una minaccia concreta. Nelle vallate interne, dove l'aria fredda si sedimenta con facilità rimanendo intrappolata, non si esclude la possibilità di gelate notturne, le cosiddette "gelate tardive", che potrebbero causare danni significativi alle campagne. Sebbene gli esperti non prevedano, per ora, un evento paragonabile alle intense gelate della primavera del 2020, l'attenzione rimane alta, e gli agricoltori monitoreranno con preoccupazione l'evolversi della situazione, pronti a mettere in atto eventuali contromisure per proteggere le colture più sensibili a questo ritorno improvviso e deciso dell'inverno.




