Arensman sorprende nel tappone pirenaico, Pogacar controlla e Evenepoel abbandona

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Nella quattordicesima tappa del Tour de France 2025, tra Pau e Luchon-SuperBagnères, Thymen Arensman ha scritto la pagina più bella della sua carriera, aggiudicandosi la prima vittoria di tappa alla Grande Boucle. L’olandese della Ineos, che fino a ieri era considerato un gregario di lusso, ha sfruttato una fuga lanciata a 33 chilometri dal traguardo, resistendo al ritmo forsennato imposto dai big sul Col du Tourmalet e poi sulle successive asperità dei Pirenei. Un trionfo in solitaria, quello di Arensman, coronato sotto una pioggia battente che ha reso ancora più epica un’impresa già di per sé memorabile.

Alle sue spalle, il duello tra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard – atteso come il clou della giornata – ha invece assunto toni più cauti del previsto. La maglia gialla, pur mantenendo il controllo della corsa, non ha forzato la mano nonostante i ripetuti assaggi del danese, mentre Evenepoel, dopo un crollo netto nella prima parte della salita, ha abbandonato il Tour. Un addio amaro per il belga della Soudal Quick-Step, che uscendo di scena ha lasciato spazio a chi, come Arensman, ha saputo cogliere l’occasione al volo.

La tappa, che si preannunciava come una delle più selettive di questa edizione, aveva preso il via con un’azione della Lidl-Trek mirata a conquistare lo sprint intermedio. Jonathan Milan, dopo un tentativo solitario, aveva beneficiato del lavoro dei compagni per aggiudicarsi i punti della maglia verde, prima che la corsa entrasse nel vivo sulle pendici del Tourmalet. Qui, mentre UAE e Visma alzavano il ritmo, il gruppo si è sgretolato rapidamente, lasciando spazio a una selezione che ha premiato i più audaci.

«Oggi ero nella forma della vita, mi sembra tutto incredibile», ha confessato Arensman all’arrivo, con la voce ancora rotta dall’emozione. Per lui, già vincitore di una tappa alla Vuelta nel 2022, questo successo rappresenta un riscatto dopo un Giro sottotono e la conferma di un talento che ora, complici le condizioni proibitive e un pizzico di incoscienza, ha trovato la sua consacrazione. Intanto, Pogacar – pur senza scatti decisivi – continua a dettare legge, mentre Vingegaard, pur provando a insidiarlo, deve ancora trovare il colpo giusto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.