Arensman firma l’impresa sui Pirenei, ma Pogacar non molla
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Redazione Sport
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Nebbia e pioggia hanno avvolto i Pirenei, creando uno scenario quasi surreale mentre Thymen Arensman tagliava il traguardo di Superbagnères, a 1804 metri di quota. L’olandese della Ineos, che fino a pochi mesi fa aveva concluso il Giro d’Italia in modo anonimo, ha scritto il suo nome nella storia del Tour de France con una fuga solitaria nata sulle pendici del Tourmalet. Un’ascesa leggendaria, quella che ha visto sgretolarsi Remco Evenepoel, costretto al ritiro dopo aver ceduto nei primi chilometri della salita, mentre UAE e Visma dettavano un ritmo spietato.
Quella di Arensman è stata un’impresa costruita con pazienza, chilometro dopo chilometro, in una tappa che prometteva fuochi d’artificio tra i big ma che, invece, ha regalato spazio a chi non era tra i favori. «Oggi ero nella forma della vita, mi sembra tutto incredibile», ha confessato il venticinquenne, già vincitore di una tappa alla Vuelta nel 2022. Un trionfo inatteso, ma non immeritato, in una frazione che con i suoi 5000 metri di dislivello e passi come Aspin e Peyresourde avrebbe potuto essere terreno di caccia esclusivo per Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard.
Eppure, i due protagonisti di questa edizione del Tour hanno scelto una tregua tattica, limitandosi a controllarsi a vicenda senza lanciare attacchi decisivi. «Scendere dal Tourmalet è stato un po’ spaventoso», ha ammesso Pogacar, che pure non nasconde la sua fame di vittorie. «Eravamo vicini a un’altra vittoria di tappa, ma Arensman è stato fortissimo». Il leader della UAE, nonostante la maglia gialla saldamente sulle spalle, non rinuncia all’ambizione di vincere ogni giornata, ma oggi ha dovuto inchinarsi al coraggio di un outsider.




