Femminicidio Ilaria Sula, l’amica: "Mark Samson mi ha scritto fingendosi lei"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Maria Sofia Lombardo, coinquilina e migliore amica di Ilaria Sula, non ha dubbi su come definire Mark Antony Samson, il 23enne accusato di aver ucciso la ventiduenne al culmine di una lite. "Quel pezzo di m..., perché così si deve chiamare, ha continuato a scrivermi il giorno stesso in cui ha gettato il corpo", ha raccontato a Pomeriggio Cinque, la trasmissione condotta da Myrta Merlino su Canale 5. Le sue parole, trasmesse mercoledì 9 aprile, hanno riportato l’attenzione su un delitto che ha sconvolto l’opinione pubblica, non solo per la brutalità del gesto ma per i depistaggi che lo hanno seguito.

"Si è visto con me dopo un’ora – ha aggiunto Lombardo –. Sono distrutta e a pezzi. Eravamo praticamente sorelle". Il riferimento è ai messaggi inviati da Samson, che avrebbe simulato la presenza in vita di Ilaria per coprire l’omicidio commesso tra il 25 e il 26 marzo. Un tentativo di manipolazione che, secondo gli inquirenti, dimostrerebbe la lucidità con cui il giovane avrebbe agito dopo il delitto.

Dalle indagini emergono dettagli inquietanti. Gli investigatori stanno verificando il possibile coinvolgimento di due persone che, nelle ore precedenti e successive all’omicidio, avrebbero avuto contatti con Samson. L’ipotesi è che lo abbiano aiutato a disfarsi del corpo, gettato in un luogo ancora non identificato. Nuovi elementi potrebbero arrivare dall’analisi dei dispositivi elettronici della vittima e dell’imputato, sui quali sono in corso perizie approfondite.

Intanto, il legale di Samson, Fabrizio Gallo, ha annunciato che il suo assistito vorrebbe "spiegare le ragioni insensate del suo gesto". Una volontà che stride con quanto riportato nell’ordinanza della gip, che descrive l’uomo come "un calcolatore freddo e senza rimorso". I suoi avvocati lo dipingono invece come "provato" e "in lacrime ogni sera", tanto da voler inviare una lettera di scuse alla famiglia di Ilaria. Richiesta respinta al mittente: i parenti della vittima chiedono l’ergastolo, senza concessioni a quello che considerano un pentimento di facciata.

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