Autonomia differenziata, la Consulta ridimensiona le materie trasferibili

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte Costituzionale ha recentemente emesso una sentenza che ridimensiona significativamente l'autonomia differenziata, una riforma voluta dalla Lega e scritta dal ministro Roberto Calderoli. La sentenza, firmata dal giudice Giovanni Pitruzzella, specifica esattamente su quali questioni il parlamento dovrà intervenire con una modifica costituzionalmente orientata. La Consulta ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di 14 passaggi della legge Calderoli e del Bilancio 2023, mentre delle questioni sollevate da Campania, Puglia, Sardegna e Toscana, 13 sono risultate inammissibili e 25 non fondate.

La sentenza, lunga ben 109 pagine, chiude la strada a qualsiasi tentativo presente e futuro di separare i destini di alcuni territori da quelli del resto del Paese, restituendo allo Stato la sua piena centralità. La Corte ha smontato la riforma del 2001, confermata da un referendum popolare, mettendo in discussione non la legge del centrodestra ma la riforma costituzionale varata nel 2001. La Consulta ha bocciato 8 materie su 23, tra cui energia e ambiente, lasciando poche funzioni trasferibili alle Regioni.

Il verdetto si conclude con un elenco di 52 punti, in cui si specificano le questioni su cui il parlamento dovrà intervenire. La sentenza rappresenta un duro colpo per le Regioni che avevano sperato in una maggiore autonomia, ma allo stesso tempo riafferma la centralità dello Stato nelle questioni fondamentali per il Paese.

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