Commercio estero, l’avanzo di febbraio sale a 4,9 miliardi nonostante la morsa dell’energia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Istat ha diffuso i dati relativi agli scambi commerciali con l’estero per il mese di febbraio 2026, e il quadro che ne emerge – seppur segnato da alcune luci e ombre – mostra un saldo positivo in decisa accelerazione. L’avanzo commerciale, spiega l’istituto di statistica, ha raggiunto i 4,944 miliardi di euro, un risultato che supera le attese se confrontato con lo stesso mese del 2025, quando l’avanzo si era fermato a 4,444 miliardi. A guardare i numeri con la lente d’ingrandimento, ciò che balza subito agli occhi è la dinamica dei flussi energetici: il deficit per l’acquisto di petrolio e gas si attesta a 3,466 miliardi, un buco importante ma decisamente più stretto rispetto ai 5 miliardi di rosso registrati un anno fa.

Questo miglioramento, per quanto strutturale, non deve far dimenticare che la bilancia commerciale al netto delle fonti fossili racconta una storia leggermente diversa. L’avanzo nel cosiddetto interscambio di prodotti non energetici, infatti, si è contratto passando da 9,444 miliardi di febbraio 2025 a 8,409 miliardi nel mese appena concluso. Una flessione che indica come, tolta la variabile energetica, la capacità dell’Italia di generare surplus attraverso i suoi manufatti e semilavorati abbia subito un lieve arretramento, probabilmente legato a oscillazioni della domanda estera o a specifiche dinamiche settoriali.

L’export regge grazie ai mercati lontani, l’import accelera

Su base congiunturale, ovvero confrontando febbraio con il mese di gennaio, l’Istat ha stimato una crescita più sostenuta per gli acquisti dall’estero (+3,5%) rispetto alle vendite (+2,6%). Quest’ultime, però, rivelano un’interessante dicotomia geografica: l’aumento dell’export, pari al 2,6%, è interamente ascrivibile alle maggiori vendite verso i Paesi situati al di fuori dell’Unione Europea. Qui la performance è stata brillante, con un balzo del 5,3%. Al contrario, il fronte comunitario appare in stagnazione: l’export verso i partner Ue è risultato stazionario, un campanello d’allarme per le economie più integrate nella filiera europea.

Osservando l’andamento su un arco temporale più lungo, quello del trimestre mobile dicembre 2025-febbraio 2026, si nota una leggera inversione di tendenza rispetto ai tre mesi precedenti. L’export cresce dello 0,9%, mentre l’import si riduce dell’1,3%. Un segnale di vitalità per le nostre merci, dunque, che hanno saputo guadagnare terreno nonostante un contesto internazionale reso complesso dalle tensioni tariffarie e dalle incertezze geopolitiche. La bilancia totale, alimentata da questi flussi, chiude quindi largamente in attivo.

Il ruolo centrale dell’export per il Pil, tra farmaceutica e cantieristica

A influenzare i dati mensili, precisa l’Istat, sono state in parte alcune operazioni ad alto impatto legate alla cantieristica navale. Se si esclude questo comparto – storicamente caratterizzato da commesse di grande valore che creano forti oscillazioni statistiche – la crescita congiunturale dell’export sarebbe risultata meno ampia, attestandosi comunque su un positivo +1,8%. Guardando ai singoli comparti merceologici, spicca la performance dei prodotti farmaceutici e dei metalli, che hanno sostenuto le vendite rispettivamente verso Stati Uniti e Svizzera. Al contrario, la Germania continua a rappresentare un fronte freddo per il made in Italy, con una flessione delle esportazioni influenzata proprio dal paragone con le vendite di navi di febbraio 2025.

Non si può, infine, ignorare il peso strutturale del commercio estero sull’economia nazionale. I dati arrivano in un momento in cui il governo e le associazioni di categoria ribadiscono costantemente che l’export rappresenta quasi il 40% del prodotto interno lordo. Un’incidenza che trasforma ogni dato statistico, come quello odierno, in un indicatore cruciale dello stato di salute del sistema Paese. E sebbene il deficit energetico resti una ferita aperta, la capacità di generare un avanzo complessivo di quasi 5 miliardi – superiore a quello dell’anno scorso – dimostra una resilienza competitiva che, almeno per ora, tiene testa alle difficoltà del contesto internazionale.

Meta Description: A febbraio 2026 l’avanzo commerciale italiano sale a 4,944 mld. L’Istat registra crescita dell’export extra Ue (+5,3%) e riduzione del deficit energetico.

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