È morta suor Paola, la suora tifosa della Lazio che aiutava detenuti e ragazze madri

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Vulcanica, allegra, dolce e tenace. Suor Paola, al secolo Rita D'Auria, originaria di Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria, si è spenta martedì sera nella sua stanza di convento dopo una lunga malattia. Appartenente alla congregazione delle Suore Scolastiche francescane di Cristo Re, era diventata un’icona non solo per il suo impegno caritatevole, ma anche per la passione che la legava alla Lazio, di cui era tifosa sfegatata.

La domenica, quando la squadra biancoceleste giocava all’Olimpico, era lì, in tribuna, con la sciarpa al collo e la tonaca, a incitare la sua squadra del cuore. Quella stessa energia che metteva nel tifo, la riversava da decenni nel lavoro sociale, fondando l’associazione So.Spe., che ha offerto sostegno a detenuti, ragazze madri e bambini in difficoltà. Un impegno che non è passato inosservato, tanto che anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto ricordarla definendola «donna straordinaria, animata da una profonda fede e dall’amore per il prossimo».

Marino Bartoletti, giornalista e volto storico della tv sportiva, l’ha conosciuta bene. «Se ne va una parte enorme di me», ha detto, sottolineando come la gente le volesse bene «pur avendo capito un decimo della sua santità». Bartoletti, che negli anni Novanta l’aveva resa un personaggio televisivo nel programma Quelli che il calcio, sapeva però che dietro l’immagine simpatica della suora tifosa si nascondeva una donna di straordinaria profondità, capace di dedicare la vita agli ultimi.

La sua vocazione non era stata semplice. In un’intervista a Famiglia Cristiana, in occasione dei suoi 50 anni di vita consacrata, aveva raccontato con ironia e schiettezza le difficoltà incontrate, incluso l’opposizione della madre, che arrivò a denunciare il convento pur di impedirle di prendere i voti. Eppure, quella scelta – sofferta ma irrevocabile – l’aveva portata a coniugare l’umiltà della vita religiosa con una visibilità inaspettata, convinta che «le vie del Signore sono infinite».

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