Roma saluta suor Paola, la suora tifosa che conquistò il cuore dei laziali e della tv
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La sua vita, divisa tra la fede e la passione per la Lazio, si è spenta ieri sera a Roma, lasciando un vuoto non solo tra chi la conosceva da vicino, ma anche tra quei tifosi che l’avevano ammirata in televisione, dove era diventata un volto familiare. Suor Paola D’Auria, al secolo Rita D’Auria, aveva 77 anni e un sorriso capace di unire mondi apparentemente lontani: quello religioso e quello del calcio, che lei viveva con una dedizione quasi missionaria.
La sua popolarità era esplosa negli anni Novanta, quando aveva iniziato a comparire come ospite fissa a Quelli che il calcio, il programma condotto da Fabio Fazio che all’epoca era un punto di riferimento per gli appassionati di sport. In quelle trasmissioni, suor Paola non era solo una religiosa in tonaca, ma una tifosa genuina, capace di parlare di calcio con competenza e ironia, senza mai nascondere il suo amore per la squadra biancoceleste. Un tratto che l’aveva resa immediatamente simpatica al pubblico, trasformandola in una figura iconica, al di là delle sue opere caritatevoli.
Proprio per questo, Roma ha deciso di tributargli un omaggio solenne: domani, dalle 10 alle 19, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, sarà allestita la camera ardente, aperta a quanti vorranno salutarla per l’ultima volta. I funerali, invece, si svolgeranno venerdì 4 aprile alla chiesa Gran Madre di Dio a Ponte Milvio, alle 10.30, con una cerimonia che probabilmente vedrà la partecipazione non solo di amici e confratelli, ma anche di tanti tifosi e personaggi del mondo dello sport.
Nata a Brescia, suor Paola aveva dedicato gran parte della sua vita agli ultimi, lavorando in progetti sociali che l’avevano portata a stretto contatto con emarginati e persone in difficoltà. Ma era stata la tv, paradossalmente, a far conoscere il suo impegno a un pubblico più vasto, regalandole una visibilità che lei aveva sempre usato con discrezione, senza mai cercare i riflettori per sé.




