Roma saluta suor Paola, la suora tifosa della Lazio che ha dedicato la vita agli ultimi
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Redazione Sport
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La Sala della Protomoteca in Campidoglio ospiterà domani, dalle 10 alle 19, la camera ardente di suor Paola, al secolo Rita D’Auria, la religiosa simbolo della tifoseria biancoceleste scomparsa martedì sera a 77 anni dopo una lunga malattia. Originaria di Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria, aveva vestito l’abito delle Suore Scolastiche francescane di Cristo Re, ma la sua figura era diventata familiare anche a chi, pur lontano dalla fede, la riconosceva tra le tribune dell’Olimpico, dove non mancava mai, con la tonaca e la sciarpa della Lazio al collo.
La sua storia, però, andava ben oltre lo stadio. Da anni impegnata nel sostegno a detenuti, ragazze madri e bambini in difficoltà, suor Paola aveva fatto della sua vocazione una missione concreta, vissuta senza clamori ma con una determinazione che non passava inosservata. Nel 2023, in occasione dei 50 anni di vita consacrata, aveva raccontato a Famiglia Cristiana le difficoltà iniziali, come quella madre che arrivò a denunciare il convento pur di dissuaderla dalla scelta religiosa. Eppure, quella strada – come amava ripetere – era ormai scritta, e lei l’aveva percorsa senza esitazioni, unendo la spiritualità a una passione per il calcio che l’aveva resa un’icona atipica.
Proprio il legame con la Lazio ha riunito negli anni attorno a lei non solo i tifosi, ma anche ex giocatori e allenatori. Delio Rossi, alla guida della squadra nella vittoria della Coppa Italia del 2009, ha ricordato oggi a Radiosei un episodio emblematico: la promessa mantenuta di tuffarsi nella fontana del Gianicolo dopo un derby vinto, un gesto che suor Paola aveva accolto con il sorriso, senza mai perdere di vista l’essenziale. Perché se la sua figura pubblica era spesso associata alle partite, il suo impegno quotidiano si svolgeva altrove, tra le mura di istituti e carceri, dove portava quella stessa energia che metteva nel tifo.




