Botulino in Calabria e Sardegna: tre indagati per omicidio colposo, due vittime e dodici ricoverati
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Redazione Interno
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Le condizioni delle dodici persone ricoverate all’ospedale di Cosenza per intossicazione da botulino rimangono stazionarie: nove sono in rianimazione, mentre le altre tre, meno gravi, sono state trasferite nei reparti. Intanto, la procura di Paola ha iscritto nel registro degli indagati tre persone per omicidio colposo: un venditore ambulante e i responsabili di due ditte fornitrici. Le vittime accertate finora sono due, entrambe in Calabria: un uomo originario del Napoletano e una donna residente nel cosentino, deceduti dopo aver consumato un panino con salsiccia e cime di rapa acquistato da un food truck a Diamante.
Le indagini, ancora in corso, stanno cercando di ricostruire le dinamiche che hanno portato alla contaminazione, concentrandosi su diversi aspetti critici. Tra questi, le modalità di conservazione degli alimenti – con i barattoli lasciati al sole – e le eventuali omissioni nella diagnosi medica. Una delle vittime, infatti, si era rivolta due volte a una clinica privata senza che le fosse riconosciuta l’intossicazione. Non è escluso che un altro decesso, quello di una 45enne di Diamante avvenuto il 6 agosto, possa essere collegato allo stesso caso.
«Per noi era una cattiva digestione». Con queste parole Mena Di Sarno, sorella di Luigi, il 52enne morto dopo tre giorni di agonia, ha raccontato i primi sintomi del fratello. «Poi, il giorno dopo, mi ha detto che aveva mangiato una fetta di pizza ma che continuava a star male». Poche ore dopo, le sue condizioni erano precipitate: «Mi ha chiamata, diceva: “Non respiro, non vedo, non riesco a deglutire”». Un quadro clinico tipico del botulino, che agisce bloccando la trasmissione neuromuscolare, portando alla paralisi progressiva.




