Tre morti per botulino, allarme street food: i casi in Calabria e Sardegna senza collegamenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Due vittime in Calabria e una in Sardegna, tutte legate a pasti consumati in food truck o locali di strada, hanno riacceso i riflettori sul botulino, un pericolo spesso sottovalutato ma potenzialmente letale. Luigi Di Sarno, 52 anni, è deceduto dopo aver mangiato un panino con salsiccia e broccoli al chiosco «Da Peppino» a Diamante, oggi sequestrato dalle autorità. L’uomo, già visitato in una clinica, si è sentito male durante il viaggio di ritorno a casa, morendo poco dopo. Gli altri due casi, seppur simili nelle dinamiche, non presentano alcun nesso tra loro, lasciando spazio a indagini ancora in corso.

L’antidoto esiste e fa parte della Scorta nazionale strategica, come spiegato da Carlo Locatelli, direttore del Centro antiveleni di Pavia. «Viene prodotto all’estero e acquistato dallo Stato», precisa, sottolineando l’importanza di un intervento tempestivo. In Calabria, oltre al morto accertato, una donna è deceduta in circostanze sospette e dodici persone sono state ricoverate, alimentando ulteriori verifiche.

I Nas, intanto, lanciano un monito: «Attenzione alle conserve vegetali fatte in casa», quelle più esposte al rischio botulino. Il maggiore Simone Scafuri, comandante del reparto fiorentino, invita a controllare il coperchio dei barattoli: «Se fa clic-clac, significa che è entrato ossigeno e il prodotto potrebbe essere contaminato». Un dettaglio banale ma cruciale, considerando che il batterio non altera odore o sapore degli alimenti, rendendolo quasi impossibile da identificare senza analisi specifiche.

Fabrizio Anniballi, esperto dell’Istituto superiore di sanità, è netto: «Ai primi sintomi – visione offuscata, difficoltà a deglutire, paralisi muscolare – bisogna recarsi immediatamente in ospedale». E soprattutto, «mai assaggiare un cibo sospetto», perché anche una minima quantità di tossina può rivelarsi fatale.

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