Netanyahu da Trump: «Incontro eccellente», piena sintonia sull’Iran ma restano le tensioni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
«Una delle migliori conversazioni che abbia mai avuto con il presidente degli Stati Uniti, il nostro amico Donald Trump». Con queste parole, pronunciate in un video pubblicato sul proprio account Instagram al termine del faccia a faccia alla Casa Bianca, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha cercato di archiviare le tensioni delle ultime settimane e di proiettare un'immagine di unità e determinazione condivisa sull'asse Washington-Tel Aviv.
L'incontro, svoltosi nello Studio Ovale martedì 28 luglio e durato circa un'ora e mezza, rappresenta il primo colloquio diretto tra i due leader dall'inizio del conflitto su larga scala con l'Iran, scatenato a fine febbraio con un'offensiva congiunta contro Teheran.
Un faccia a faccia tra «piena collaborazione» e dossier nucleare
Netanyahu ha descritto il colloquio come un confronto «all'insegna della piena collaborazione, del sostegno reciproco e della consapevolezza dell'obiettivo comune di garantire che l'Iran non disponga di armi nucleari, oltre che di altri obiettivi».
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha definito l'incontro «positivo e produttivo», sottolineando la partecipazione di alti funzionari dell'amministrazione, tra cui il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e l'inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff.
La presenza dell'intero vertice della sicurezza nazionale americana, unitamente alla delegazione israeliana, ha trasformato il faccia a faccia in un'occasione per un coordinamento strategico ampio, volto a scambiare idee e definire posizioni comuni su questioni cruciali per la sicurezza dello Stato ebraico.
Dietro la sintonia, i segnali di un asse ancora sotto tensione
Nonostante le dichiarazioni entusiastiche del premier israeliano e i tentativi di mostrare un fronte coeso, l'incontro è arrivato al termine di settimane di rapporti turbolenti e scambi polemici a distanza, che avevano gettato un'ombra sulla tradizionale alleanza.
Negli ultimi mesi, erano emerse divergenze significative riguardo alla gestione del conflitto: mentre Israele spingeva per un'azione militare decisa e continuativa, l'amministrazione Trump sembrava orientata a privilegiare una soluzione diplomatica, cercando di frenare l'escalation e di dare una possibilità ai negoziati. A complicare il quadro, la critica pubblica di Trump nei confronti di Netanyahu per aver reso note informazioni di intelligence sull'espansione dell'attività nucleare iraniana nel sito sotterraneo di Pickaxe Mountain.
In un'intervista a Fox News, il presidente americano ha dichiarato: «Non ho bisogno che Bibi me lo dica. Bibi me lo dice perché vuole che io continui a essere coinvolto. Perché deve annunciarlo a tutto il mondo?».
L'asse sull'Iran tra diplomazia e minacce militari
Il nodo centrale del vertice è rimasto il programma nucleare di Teheran e la volontà condivisa, ribadita da entrambe le parti, di impedire all'Iran di dotarsi dell'arma atomica. Il portavoce di Netanyahu, Doron Spielman, ha assicurato che Stati Uniti e Israele sono «pienamente allineati» sulla questione, aggiungendo che il governo israeliano sosterrà qualsiasi strada il presidente americano sceglierà di intraprendere. Tuttavia, la dichiarazione sembra aver celato le differenti prospettive sul come raggiungere l'obiettivo.
Da un lato, Trump ha ribadito la sua preferenza per un accordo diplomatico che ponga fine al conflitto, ormai entrato nel sesto mese, minacciando però di riprendere i bombardamenti in caso di fallimento dei negoziati. Dall'altro, secondo alcune fonti, Netanyahu avrebbe potuto presentare nuove informazioni per sollecitare ulteriori azioni militari, in un contesto in cui la leadership iraniana appare più determinata che mai a perseguire la sua strada nucleare.
L'incontro, avvenuto in una Washington blindata anche per i funerali del senatore Lindsey Graham, si è svolto mentre fuori dalla Casa Bianca si tenevano proteste pro-palestinesi contro il sostegno militare statunitense a Israele. La visita, che rappresenta l'ottavo confronto tra i due dall'inizio del secondo mandato di Trump, arriva in un momento delicato anche per la politica interna israeliana, con Netanyahu che si appresta a competere per la rielezione alle legislative dell'autunno.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
