Draghi sull’IA: l’Europa può crescere senza dipendere dagli Usa
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Redazione Economia
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Mario Draghi indica nell’IA la leva più promettente per rilanciare la crescita europea, ma lega questa opportunità a una condizione decisiva: l’Europa deve controllare almeno una parte della catena del valore dell’intelligenza artificiale. Nell’intervento pubblicato sul Financial Times, l’ex presidente del Consiglio mette così in relazione sviluppo economico e sovranità tecnologica. La questione non riguarda soltanto la capacità di utilizzare sistemi avanzati, ma la possibilità di evitare che una tecnologia destinata a incidere su settori cruciali dell’economia europea resti dominata dai grandi operatori americani e produca una dipendenza strutturale dagli Stati Uniti.
Perché l’intelligenza artificiale può cambiare la crescita europea
La posta economica riguarda la capacità dell’Unione di tornare a crescere abbastanza da finanziare il proprio modello sociale e affrontare nuove esigenze senza rinunciare alle proprie priorità. In questa prospettiva l’intelligenza artificiale assume un ruolo centrale perché può incidere direttamente sulla produttività, rimasta quasi ferma dal 2022. Gli scenari della Bce citati nell’intervento stimano che una rapida adozione della tecnologia potrebbe aggiungere tra 0,3 e 0,4 punti percentuali all’anno alla crescita complessiva della produttività. Il ritmo di diffusione diventa quindi un elemento economico concreto, non soltanto una misura della velocità con cui imprese e lavoratori adottano nuovi strumenti digitali.
La crescita, tuttavia, non è presentata come un obiettivo separato dalle altre priorità europee. Il nodo comprende anche la capacità di mantenere autonomia nelle scelte economiche, contenere le disuguaglianze e perseguire lo sviluppo senza replicare i danni ambientali registrati altrove. L’IA entra così in un equilibrio più ampio: può sostenere l’espansione dell’economia, ma il suo impatto dipende anche da chi possiede e controlla gli elementi decisivi che ne permettono il funzionamento. La tensione nasce proprio qui, perché un’adozione estesa basata quasi interamente su infrastrutture e tecnologie esterne potrebbe rafforzare la crescita lasciando però il continente esposto sul piano della sovranità.
Capacità di calcolo e dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti
Il punto indicato come essenziale è la capacità di calcolo, cioè l’infrastruttura necessaria per sviluppare e utilizzare sistemi di intelligenza artificiale sempre più avanzati. Senza una presenza europea in questo segmento della catena del valore, il rischio è che l’accesso a una tecnologia strategica continui a dipendere dai giganti statunitensi. La questione assume anche una dimensione politica mentre Bruxelles cerca maggiore autonomia da Washington con Donald Trump alla presidenza. La dipendenza tecnologica può quindi diventare un limite alla libertà di scelta del continente proprio mentre l’Unione tenta di rafforzare la propria capacità di agire indipendentemente dagli equilibri americani.
Il dibattito sulla strategia europea si sviluppa mentre aumentano anche gli interrogativi sulla sicurezza dei sistemi più potenti. Evan Hubinger, responsabile dell’Alignment Science di Anthropic, ha attribuito una probabilità superiore al 10% allo scenario in cui l’intelligenza artificiale possa arrivare a uccidere tutti gli esseri umani nel prossimo decennio. Nello stesso contesto Jacob Coxon ha lasciato l’azienda criticando la corsa verso modelli sempre più avanzati. Le preoccupazioni sulla sicurezza introducono così un problema distinto da quello industriale: mentre l’Europa valuta come costruire una maggiore autonomia tecnologica, il confronto internazionale riguarda anche i rischi associati alla velocità con cui vengono sviluppate capacità artificiali sempre maggiori.
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