Rigopiano, processo bis per dieci, sotto accusa 6 dirigenti regionali
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Redazione Interno
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ROMA. Si riparte dal disastro. Con questa accusa il processo per i 29 morti dell’hotel Rigopiano prosegue e supera, di fatto, il rischio della prescrizione. Lo ha stabilito la Corte suprema di Cassazione che ha accolto il ricorso del procuratore generale della corte d’Appello dell’Aquila, annullando la sentenza di secondo grado che aveva assolto, come già quella del primo grado, i sei dirigenti del servizio di protezione civile della Regione, vale a dire Carlo Visca, Vincenzo Antenucci, Pierlugi Caputi, Emidio Primavera, Carlo Giovani e Sabatino Belmaggio.
L’ultimo messaggio alla figlia l’ha inviato su Whatsapp alle 18,50 del 18 gennaio 2017 quando già la valanga aveva travolto e distrutto l’hotel Rigopiano. “Vale l’asilo non c’è domani e nemmeno venerdì. Voi a che punto siete?”. Ma Valentina Cicioni, 32 anni, mamma di una bambina di 5 anni, sposata con Giampaolo Matrone, a quel messaggio non ha mai risposto. Era già morta, e suo marito, da un’altra parte dell’hotel, lottava per la vita.
Una sentenza destinata a fare giurisprudenza quella emessa ieri dai giudici con l’ermellino in Cassazione a Roma per quel che riguarda il terzo grado di giudizio al processo per la tragedia all’Hotel Rigopiano del gennaio del 2017. Secondo la Corte Suprema a scatenare il corto circuito di un intero sistema che avrebbe dovuto tutelare sulla sicurezza degli ospiti dell’Hotel e in particolare delle 29 vittime, è stato un vuoto normativo in capo alla Regione ed è lì che vanno concentrate tutte le responsabilità.
E’ diventata definitiva la condanna ad 1 anno 8 mesi per l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, nell’ambito della vicenda legata alla strage di Rigopiano dove il 18 gennaio del 2017 morirono 29 persone a causa di una valanga che travolse un hotel. Lo hanno deciso – come riporta anche il sito web ottopagine.




